Il piccolo seme della Chiesa di Tashkent

Tashkent (AsiaNews) - Il censimento dei cattolici in Uzbekistan è presto fatto: sono solo 500 su 26 milioni di connazionali. Cinque le parrocchie, localizzate nella capitale Tashkent e nelle città di Samarcanda, Fergana, Urgench e Bukhara.

Nel prossimo numero di febbraio di Mondo e Missione, un articolo a firma di Giampiero Sandionigi presenta le difficoltà e le speranze di questa piccola Chiesa del post-comunismo.

Le comunità vivono ancora in modo precario. La legge proibisce l'apertura di scuole di religione e le riunioni di culto di più di 3 persone in luoghi non registrati e autorizzati. È così che a Urgench i 40 fedeli hanno rischiato la multa o l'arresto riunendosi regolarmente in una casa privata. Ora i lavori di adattamento di un edificio acquistato nel febbraio di 2 anni fa sono a buon punto ed entro Natale la parrocchia avrà la sua chiesa, spiega il parroco Stanislaw Rochowiak, un francescano conventuale.

A Bukhara, padre Wojciech Kordas, anche lui conventuale, ha problemi di ingegneria edile. La parrocchia è registrata dal 2002, ma la mancanza di fondi e di autorizzazioni ha costretto a rinviare a lungo l'edificazione di un luogo di culto. Quando i sostegni economici giunti dall'estero hanno consentito di avviare i lavori, sono state gettate fondamenta che non sembrano affatto affidabili. Ora si tratta di decidere se abbatterle e ricominciare daccapo o intervenire sull'esistente. Intanto la ventina di fedeli locali si raduna in una stanzetta.

Il superiore della missione sui iuris, padre Krzysztof Kukulka, porterà quest'anno a termine la costruzione della cattedrale di Tashkent, iniziata nel 1912, confiscata dai comunisti nel '17, restituita ai cattolici nel '91 e consacrata nel 2000.

In Uzbekistan la maggioranza della popolazione (88 %) professa la religione islamica. I cristiani ortodossi sono il 9 %.

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