Mentre gli islamisti vantano la vittoria alle presidenziali l'esercito si riprende il potere
I militari varano a sorpresa una legge che limita i poteri del futuro presidente e dà loro la facoltà di scegliere la nuova Assemblea costituente. Leader politici democratici e islamisti gridano al colpo di Stato.

Il Cairo (AsiaNews) - Il Consiglio supremo dei militari sfrutta la diatriba in corso fra i due candidati alle presidenziali, Mohammed Morsy (Fratelli musulmani) e Ahmed Shafiq (ex Primo ministro di Mubarak) e vara una legge che limita i poteri del futuro capo di Stato e subordina all'esercito la scelta dei membri della futura Assemblea costituente. 

Il documento è stato firmato ieri sera poco prima della chiusura dei seggi elettorali. La manovra segue di pochi giorni lo scioglimento della Camera bassa per mano della Corte suprema egiziana, che ha annullato, oltre ai risultati delle elezioni parlamentari, anche l'Assemblea costituente. Con la nuova legge i militari manterranno a tempo indeterminato il potere legislativo,  il controllo dei finanziamenti erogati dai Paesi stranieri e la facoltà di nominare i membri della Costituente. In questo modo le votazioni per il parlamento si terranno solo dopo il varo della nuova Costituzione.

Diversi leader politici hanno definito la mossa dell'esercito "una sorta di colpo di Stato silenzioso per mantenere il potere". Oggi, il movimento 6 aprile, che riunisce gran parte dei giovani ha invitato tutti gli egiziani a scendere in piazza contro l'esercito.

Mohammed el-Baradei, leader democratico e Premio Nobel per la pace, sottolinea che "le legge è un grave passo indietro" per l'Egitto e rappresenta un affronto ai valori della democrazia frutto della rivoluzione dei Gelsomini. Per Hamdeen Sabahi, ex candidato alla presidenza, appoggiato dai movimenti democratici, i militari hanno "sequestrato" il futuro del Paese. Ahmed Fotouh, islamista indipendente, per un certo periodo considerato uno dei favoriti per la poltrona di presidente, dichiara che la legge è incostituzionale e non ha alcun valore.

La presa di posizione dell'esercito segna una svolta nell'Egitto post-Mubarak e ridimensiona le mire dei Fratelli musulmani, che da ieri sera millantano di aver vinto le presidenziali con il 52% dei voti, risultato che secondo gli esperti è una "vittoria di Pirro". Infatti se sarà confermato, esso non scalfisce il potere dei militari accusati di aver creato con l'annullamento del parlamento un clima di sfiducia fra la popolazione, come dimostra la bassa affluenza alle urne (poco più del 50%) e l'alto numero di schede bianche o nulle. Per molti egiziani la rivoluzione dei Gelsomini si è già trasformata in un sogno irrealizabile. 

 

 

 

 

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