Sparizioni forzate, l’arma dello Sri Lanka per combattere le sue guerre
di Melani Manel Perera
È la denuncia del Network for Rights (Nfr), rete di attivisti per i diritti umani e giornalisti. Negli ultimi 40 anni, migliaia di tamil e singalesi sono scomparsi nel nulla. Così i vari governi hanno represso legittimi oppositori e critici, e affrontato una guerra civile. Oggi si celebra la Giornata internazionale per le vittime delle sparizioni forzate.

Colombo (AsiaNews) - Negli ultimi 40 anni, tutti i governi dello Sri Lanka hanno usato le sparizioni forzate come strumento per reprimere il dissenso e combattere i conflitti armati interni. È la denuncia che il Network for Rights (Nfr), rete di attivisti per i diritti umani e giornalisti lancia oggi, 2a Giornata internazionale per le vittime delle sparizioni forzate. Dalle rivolte dei primi anni '70 dei giovani marxisti ai 30 anni di guerra civile, centinaia di famiglie (tamil e singalesi) hanno perso ogni traccia dei loro cari, né è mai stato possibile accertare il numero preciso degli scomparsi. La Giornata internazionale per le vittime delle sparizioni forzate è stata creata dalle Nazioni Unite il 30 agosto 2010.

Il Nfr ricorda la rivolta dei giovani marxisti (1971) e la loro successiva insurrezione (1987-1989) come primi episodi in cui il governo in Sri Lanka ha iniziato a usare le sparizioni forzate come vera e propria arma. "Nel 1971 - sottolinea il Nfr - un numero imprecisato di ragazzi singalesi è stato arrestato e ucciso. Centinaia sono stati bruciati, e i loro corpi eliminati senza seguire alcuna procedura. Tra l'88 e l'89, ancora migliaia di giovani singalesi sono stati rapiti e uccisi con esecuzioni sommarie".

Poi è arrivata la guerra civile tra forze armate e Tigri Tamil, che per quasi 30 anni ha insanguinato il nord e l'est dell'isola. "Da subito il Paese ha assistito alla sparizione indiscriminata di giovani tamil, con l'accusa di appartenere ai gruppi ribelli. Nell'ultimo mese di guerra [maggio 2009], l'esercito ha preso in custodia e fatto sparire centinaia, se non migliaia di persone: militanti e civili, prigionieri e gente che si era arresa di sua volontà, tutti scomparsi nel nulla".

Tra il 1994 e il 1998, le autorità hanno creato quattro diverse commissioni d'inchiesta, per indagare su tali sparizioni; identificare gli eventuali colpevoli; prendere i provvedimenti necessari. Ciascuna di esse ha pubblicato un rapporto: ma a nessuno di questi è mai seguita alcuna azione da parte del governo.

"Il lavoro fatto di recente - aggiunge il Nfr - dalla Lessons Learnt and Reconciliation Commission [Llrc, commissione voluta dal presidente Rajapaksa per indagare sulle fasi finali del conflitto etnico, ndr] ha ripreso in mano anche questa problematica. Eppure, l'esecutivo non ha ancora fatto nulla a riguardo, e gli autori di tali atti non sono mai stati perseguiti". Questo atteggiamento, insieme alla riluttanza nel ratificare la Convenzione Onu sulle persone scomparse, per il Nfr "dimostra che le sparizioni forzate sono un crimine radicato in profondità, a cui lo Stato non vuole rinunciare".