La maggioranza degli ebrei israeliani sostiene un regime di apartheid in Israele
di Joshua Lapide
Si vuole togliere il diritto di voto agli arabi israeliani; negarlo ai palestinesi in caso di annessione della West Bank; strade separate per israeliani e palestinesi; rifiuto di mettere insieme bambini ebrei e bambini arabi. "Un'immagine molto malata" di Israele. Forse piĆ¹ che razzismo, si tratta dell'attuazione di un potere violento verso i vinti.

Gerusalemme (AsiaNews) - La maggioranza della popolazione ebrea in Israele è favorevole a instaurare un regime di apartheid nel Paese, che emargini i palestinesi, in caso di annessione della West Bank. La maggioranza favorisce la discriminazione contro gli attuali cittadini arabi in Israele. È il risultato di un'inchiesta condotta dal centro Dialog, dell'università di Tel Aviv, commissionata dal Fondo Yisraela Goldblum, e basato su interviste a oltre 500 persone.

Secondo i risultati, il 59% degli ebrei preferiscono ebrei e non arabi nei posti di lavoro della burocrazia governativa; quasi la metà degli ebrei (il 49%) vogliono che lo Stato tratti gli ebrei meglio degli arabi; il 42% non vuole vivere nello stesso palazzo con arabi e il 42% non vuole che i loro figli siano nelle stesse classi con bambini arabi.

Almeno un terzo degli ebrei in Israele vorrebbero una legge che vieti ai palestinesi cittadini israeliani di votare per il parlamento della Knesset e, nel caso che Israele si annetta la West Bank, il 69% vuole che non si dia il diritto di voto ai circa 2,5milioni di palestinesi  lì presenti.

Almeno il 74% è a favore di strade separate per israeliani e palestinesi nella West Bank; il 24% pensa che le strade separare siano una "buona soluzione" e il 50% crede che essa sia una "soluzione necessaria".

Circa il 47% vuole che una parte degli arabi israeliani sino trasferiti sotto l'Autorità palestinese; il 36% trasferirebbe diverse città arabe da Israele all'Autorità palestinese, in cambio di alcune colonie israeliane della West Bank.

Il 58% degli ebrei israeliani pensa che in Israele l'apartheid contro i palestinesi sia già in atto; il 31% afferma invece che l'apartheid non c'è. Più di un terzo (il 38%) degli ebrei vorrebbe annettere la West Bank e le colonie israeliane, mentre il 48% è contrario.

Nei dati pubblicati oggi sul quotidiano Haaretz, si distingue anche fra le diverse comunità ebraiche (laica, osservante, religiosa, ultra-ortodossa, proveniente dall'emigrazione ex sovietica). I più anti-arabi sono gli ultra ortodossi: l'83% di essi sono a favore di strade segregate; il 70% per il divieto di votare agli arabi israeliani; l'82% vuole che gli ebrei siano trattati meglio degli arabi; il 95% per privilegiare ebrei al posto di arabi nei luoghi di lavoro.

Il gruppo dei "laici" è il meno razzista: il 68% non è contrario ad avere vicini arabi; il 73% ammette che i loro figli possano avere bambini arabi nella stessa classe e il 50% non accetta discriminazioni sul lavoro.

I "russi" stanno in mezzo, ma sono quelli che hanno le soddisfazioni più alte nel vivere in Israele: il 77%. In media il 69% degli israeliani è soddisfatto nel vivere in Israele.

In generale, il 59% dei gruppi pensa che Israele pratichi l'apartheid "in alcuni campi" o "in molti campi"; l'11% dice di non sapere.

Il giornalista Gideon Levy, commentando i risultati dell'inchiesta, definisce come "molto, molto malata" l'immagine di Israele che ne emerge. Secondo Levy, la novità che emerge da quest'inchiesta è gli "gli stessi israeliani apertamente, senza vergogna e senza il minimo senso di colpa, si definiscono da sé come dei nazionalisti razzisti".

Personalità ebraiche contattate da AsiaNews fanno notare però che l'aspetto importante non è "l'immagine" che si dà di Israele, ma "i fatti" sul terreno: da quando è nato Israele vi è una politica discriminatoria verso gli arabi all'interno dei confini di Israele; una insofferenza verso i palestinesi della West Bank o di Gaza; un'incuria verso i diritti degli arabi e delle loro terre . Secondo le stesse personalità, tali direttive della politica israeliana non sono espressione di un "razzismo ideologico", ma puro esercizio di potere da parte di vincitori verso i vinti.

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