Sri Lanka: la battaglia di Sandhaya per il marito “rapito” dal governo
di Melani Manel Perera
Prageeth Eknaligoda, giornalista e vignettista politico, è scomparso nel 2010 senza lasciare traccia. Per la donna, è stato sequestrato per la sua opposizione all’attuale presidente Rajapaksa. La donna ad AsiaNews: “Non ho soldi per me e i miei figli, ma continuerò a lottare”.

Colombo (AsiaNews) - "Ho una missione da compiere, che mio marito ha pagato con la vita. Nonostante le difficoltà, continuerò a lottare per lui, per i nostri figli e per tutti coloro che in Sri Lanka vivono la nostra stessa esperienza". A parlare ad AsiaNews è Sandhaya Eknaligoda, moglie del giornalista e vignettista politico Prageeth Eknaligoda, scomparso nel nulla tre anni fa.

Di lui si sono perse le tracce il 24 gennaio 2010, alla vigilia delle elezioni politiche che hanno visto trionfare l'attuale presidente Mahinda Rajapaksa sull'ex generale Sarath Fonseka. Prageeth lavorava per una testata online indipendente che sosteneva la candidatura di Fonseka, e per questo la famiglia ha sempre accusato i sostenitori di Rajapaksa di aver ordito il sequestro.

Come in passato, anche quest'anno il 24 gennaio Sandhaya ha partecipato a una protesta silenziosa davanti al parlamento, insieme ai due figli e a membri del Christian Solidarity Movement (Csm), giornalisti, attivisti e politici dell'opposizione.

Dalla scomparsa del marito Sandhaya non si dà pace, anche se affrontare i problemi quotidiani è difficile. La donna infatti non ha un lavoro: senza un'entrata fissa, mantenere i due figli e finanziare le ricerche per trovare suo marito è quasi impossibile. "Mio fratello e altri - racconta - ci danno una mano, ma non voglio essere un peso, anche perché per aiutarci devono fare dei sacrifici".

Nella sua battaglia, la donna si è rivolta spesso al governo e a Mohan Peiris, nuovo presidente della Corte suprema, in passato delegato per lo Sri Lanka al Consiglio Onu per i diritti umani. "Lo scorso anno - ricorda Sandhaya - egli disse che mio marito aveva chiesto asilo politico in un altro Paese. Se è così, perché non lo fanno tornare indietro? Prageeth non ha fatto nulla di male. Al governo dello Sri Lanka, io e i miei figli chiediamo solo di riavere il nostro amato padre e marito".

Alla protesta del 24 gennaio scorso era presente una suora della Sacra Famiglia: "La lotta di Sandhaya e di tutte quelle donne che come lei hanno perso i loro cari ci spinge a riflettere sul nostro impegno, come donne e come religiose". 

 

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