Indonesia, nel più grande paese islamico il papa chiede piena libertà religiosa
In un'affollata messa allo stadio di Jakarta il pontefice parla in Bahasa Indonesia, la lingua nazionale.

Jakarta (AsiaNews) – Dialogo interreligioso e tolleranza sono i valori su cui punta Giovanni Paolo II durante il suo viaggio in Indonesia, il paese musulmano più popoloso al mondo. Nell'ottobre del 1989 il papa visita Jakarta, Timor Est (non ancora indipendente) e Maumere, nell'isola di Flores, zona a maggioranza cattolica.

Il 9 ottobre il pontefice celebra messa al Senayan sport stadium di Jakarta davanti a 130 mila persone. Imponenti le misure di sicurezza per paura di attentati da parte di estermisti islamici.

Il pontefice invita i cattolici ad "accettare la sfida evangelica con una speranza e spirito rinnovati". Chiede ai fedeli di dedicarsi al "grande obiettivo di trasmettere la fede intera e totale a ogni nuova generazione" e "di sostenere la famiglia contro tutto ciò che la indebolisce". Il papa esorta i cattolici a "servire i bisogni dei vostri concittadini, specialmente i poveri e i malati".

Giovanni Paolo II sottolinea l'importanza del rispetto dell'armonia religiosa per la "salvezza della dignità umana". Parlando poi in Bahasa Indonesia, la lingua nazionale, il papa incoraggia i cattolici ad essere "figli della nazione e buoni cittadini indonesiani".

Il 10 ottobre il pontefice incontra i rappresentanti delle altre religioni e li invita al dialogo, alla conoscenza e al rispetto reciproci. Sottolinea poi l'importanza della libertà religiosa in una società pluralistica come l'Indonesia, perchè "essa è un diritto fondamentale di ogni individuo e lo stato è tenuto a garantirla specialmente dove esiste un gruppo religioso di maggioranza".

Nel suo colloquio con l'allora presidente Suharto, il pontefice individua nel rispetto dei diritti umani la base per il raggiungimento di uno stabile sviluppo nazionale. Egli invita i governanti a "non farsi tentare" da "una deviata ricerca dell'unità politica basata solo sul potere militare e economico" e fondarla invece sul rispetto per le "differenti opinioni, convinzioni, fedi, costumi e valori sociali".

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