Il parlamento di Crimea chiede di unirsi alla Russia
Decisa anche la data per un referendum: il 16 marzo. Ma il passo è contro la costituzione ucraina che prevede referendum con la partecipazione di tutta la popolazione ucraina. I leader cristiani uniti per difendere l'integrità territoriale del Paese. Anche il metropolita Onufry, legato al Patriarcato di Mosca.

Kiev (AsiaNews/Agenzie) - Il parlamento della Crimea ha domandato a Mosca il permesso per entrare nella federazione russa. Se vi è risposta positiva da parte di Mosca, la Crimea effettuerà un referendum fissato per il 16 marzo. La proposta è passata con 78 voti a favore e 8 astenuti.

Ma membri del governo di Kiev hanno subito fatto notare che secondo la costituzione ucraina "ogni alterazione del territorio dell'Ucraina sarà ottenuto solo con un referendum di tutti gli ucraini".

La penisola di Crimea è al centro delle tensioni di questi giorni: con una maggioranza di etnia russa (il 57%) essa resiste alla direzione filo-europea del nuovo governo di Kiev e attraverso uomini armati (russi e filo-russi) ha isolato la regione e messo sotto controllo le caserme ucraine.

Nel caso che il referendum di appartenenza alla Russia avvenisse secondo i dettami della costituzione, è quasi sicuro che non passi: l'etnia russa è solo il 17% di tutta la popolazione ucraina.

Nei giorni scorsi tutti i leader religiosi in Ucraina si sono apertamente dichiarati per una soluzione dialogata e pacifica e per conservare l'unità della nazione. Fra tutti rimane importante la posizione del metropolita Onufry, reggente della Chiesa ortodossa ucraina legata al Patriarcato di Mosca.

In un appello a Kirill, egli ha chiesto al Patriarca ortodosso di Mosca "di levare la voce per preservare l'integrità territoriale dello Stato ucraino" e per "prevenire spargimenti di sangue sul territorio".

 

 

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