Cina, accolta per la prima volta una denuncia per danni ambientali
Un tribunale del Fujian ha aperto un procedimento contro quattro dirigenti di un'azienda mineraria, accusati di aver spianato una montagna per estrarre granito. La nuova legge contro l'inquinamento, emendata, permette ora alle Ong di presentare istanze a favore dell'ambiente. Attivisti "soddisfatti", rimangono diversi problemi: primo fra tutti, come stabilire quali denunce si possono accogliere e quali vanno respinte.

Pechino (AsiaNews) - Un tribunale della provincia meridionale del Fujian ha accolto per la prima volta in assoluto la denuncia presentata da alcune organizzazioni ambientaliste contro quattro dirigenti di un'azienda mineraria. Gli attivisti verdi hanno agito nel rispetto della nuova legge sulla protezione dell'ambiente e hanno ottenuto un dibattimento pubblico. La compagnia nel mirino è accusata di aver divelto ettari di foresta per estrarre granito.

Il processo è considerato un banco di prova proprio per la nuova norma anti-inquinamento. Il testo è stato molto pubblicizzato dall'esecutivo: esso prevede la pena di morte per i casi più gravi, ma stabilisce anche che "soltanto la All-China Environment Federation [gruppo statale incaricato della protezione dell'ambiente ndr] può presentare denunce valide in questo ambito". Alcuni emendamenti, entrati in vigore il primo gennaio 2015 e sostenuti dalla Corte costituzionale, hanno annullato questa "esclusività" e dato a tutte le Ong impegnate nel campo la possibilità di denunciare i colpevoli.

Nel caso in questione i querelanti sono la Ong "Friends of Nature" e il gruppo "Fujian Green Home". Secondo alcuni analisti, questa apertura è nata dal fatto che dal giugno 2013 (data di pubblicazione della nuova legge) non si sono registrate inchieste per motivi ambientali. L'esecutivo, preoccupato dall'aumento delle proteste pubbliche collegate al tema, è stato costretto a fare marcia indietro. Liu Xiang, uno degli avvocati dell'accusa, dice: "Basandosi sull'attuale clima politico, sono convinto che potremo ottenere una condanna".

I quattro dirigenti inquisiti sono accusati di aver assunto dei lavoratori in nero per spianare due ettari di foresta dalla sommità della montagna Hulu, dalla quale si sperava di estrarre granito. Il tutto è avvenuto nel 2008 senza licenza e senza tener conto dei danni all'ambiente e al terreno agricolo. I querelanti chiedono, sempre come previsto dalla nuova legge, che in caso di verdetto di colpevolezza "la zona disastrata venga riportata al suo stato naturale".

Tre degli imputati sono stati incarcerati lo scorso anno e condannati a pene che vanno dai 14 ai 18 mesi per aver occupato in maniera illegale terreno destinato alla produzione alimentare. Del quarto non si hanno notizie.

Anche la Federazione ha accolto "con sollievo" l'apertura dell'inchiesta. Ma Yong, vice direttore della struttura statale, spiega che nel 2014 sono state respinte 10 denunce presentate per motivi ambientali. Questo processo "dà speranza. Abbiamo ora un buon punto di partenza. Potrò usare questa legge per esercitare il mio diritto al controllo".

Nonostante l'ottimismo, alcune voci sono ancora molto critiche. Ma Jun, direttore dell'Istituto per gli Affari pubblici e ambientali (non governativo), spiega: "Il problema fondamentale è ancora quello di determinare in che modo i tribunali scelgono quali casi accettare e quali no. Se scegliamo di perseguire la via giudiziaria per risolvere i problemi dell'inquinamento in Cina, abbiamo davanti a noi ancora una strada molto lunga".  

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