L’accordo sul nucleare iraniano fa precipitare il prezzo del petrolio
La firma ha fatto calare il prezzo del barile a meno di 50 dollari. Teheran è in grado di aumentare di 500mila barili la propria produzione giornaliera, a partire dalla rimozione delle sanzioni internazionali. Gli Stati Uniti minimizzano, Roma e Parigi cercano accordi preventivi. Il crollo dell’economia cinese e il ruolo dell’estate.

Teheran (AsiaNews) – L’accordo sul nucleare iraniano ha colpito in maniera imponente il mercato internazionale del petrolio. Teheran ha annunciato di poter alzare la propria capacità produttiva di greggio di 500mila barili al giorno “entro una settimana dalla fine delle sanzioni internazionale”, arrivando a un aumento pari a 1 milione di barili al giorno entro un mese dalla rimozione. Come conseguenza diretta, il valore del petrolio è crollato a inizio agosto 2015, scendendo sotto quota 50 dollari.

Si tratta del valore più basso degli ultimi sei mesi, cui va aggiunto il tradizionale rallentamento del settore che da agosto a ottobre ha sempre colpito il mercato. Le raffinerie, soprattutto quelle statunitensi, usano questi mesi per lavori di ristrutturazione. Questi sono necessari, e annuali, per evitare le erosioni dei giganteschi container dove si tiene il greggio.

Analisti americani si dicono ottimisti e parlano di “flessione strutturale” dovuta anche al periodo estivo, quando la forza lavoro rallenta e diminuisce l’uso delle autovetture. Inoltre, fanno notare che i dati economici negativi della Cina hanno diminuito di molto la richiesta. Tutti fattori che però non hanno fatto calare così tanto, negli scorsi anni, il valore dei barili.

Hong Sung Ki, analista della Samsung Futures Inc, è più realista: “Se l’Iran si dimostrerà in grado di aumentare la produzione secondo i valori stimati, allora vedremo un nuovo calo nel prezzo del petrolio. Da parte sua, il governo di Teheran sembra voler dimostrare le proprie capacità: in luglio ha prodotto una media di 2,85 milioni di barili al giorno, che dovrebbero sfondare quota 3,5 milioni a pieno regime.

Mentre gli Stati Uniti si interrogano sia sulla firma dell’accordo sul nucleare sia sulla eventuale ripresa di rapporti commerciali con l’Iran, l’Europa sembra intenzionata a ricucire. Una delegazione di altissimo livello era partita dall’Italia, guidata dal ministro degli Esteri Gentiloni, per firmare un memorandum dal valore di 3 miliardi di euro. Roma propone infrastrutture in cambio di petrolio, e il premier Renzi ha invitato il presidente iraniano Rouhani a visitare il Paese “nelle prossime settimane”.

Allo stesso modo anche la Francia, che ha invitato il leader iraniano per il prossimo novembre e si prepara a inviare una delegazione di circa 100 industriali a Teheran per la fine di settembre. Sia Parigi che Roma intrattenevano, fino alla Rivoluzione islamica del 1979, rapporti molto stretti con l’Iran.

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