Jakarta, proteste contro i fondi Onu alle comunità Lgbt: Distruggono la nostra civiltà

La sede thailandese del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite ha promesso 8 milioni di dollari ad una Ong indonesiana che si occupa di diritti degli omosessuali. Il vice presidente e le autorità islamiche chiedono l’immediata sospensione dei fondi: “Gli Lgbt sono tollerati come individui, ma non quando fanno propaganda”.


Jakarta (AsiaNews) – Una nuova ondata di proteste si è levata dalla società civile e dal governo alla notizia che la sede thailandese dell’Undp (Programma di sviluppo delle Nazioni Unite) ha deciso di donare 8 milioni di dollari ad una Ong indonesiana per la promozione dei diritti delle persone Lgbt. La questione dell’accettazione o meno delle persone omosessuali nella società indonesiana si è infiammata da qualche settimana, e questa volta sono stati il vice presidente Jusuf Kalla e le più alte autorità islamiche a chiedere l’interruzione dei finanziamenti.

L’iniziativa dell’ufficio di Bangkok si inserisce all’interno del progetto “Essere Lgbt in Asia”, voluto dall’Undp dal 2014 per ridurre l’ineguaglianza, favorire il riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali nel continente e difendere le comunità Lgbt.

Jusuf Kalla ha confermato che la donazione alla Ong non proviene dall’ufficio di Jakarta dell’Undp ma da quello di Bangkok: “Gli abbiamo chiesto di interrompere il versamento”, ha detto a seguito di un faccia a faccia tra l’ufficio indonesiano dell’Undp e il governo. Il vice presidente ha ribadito la posizione condivisa dal governo e dalla maggior parte della società civile, e cioè che “l’omosessualità può essere tollerata come fatto personale e appartenente a determinate persone nella società. Ma diventa un problema se ci sono campagne pubbliche che cercano di influenzare le altre persone ad adottare questo stile di vita. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso – ha aggiunto – è di certo vietato e considerato illegale in Indonesia”.

Anche il Consiglio degli ulema indonesiani (Mui), sorte di “polizia morale”, ha criticato fortemente i milioni devoluti alla causa Lgbt, chiedendone l’immediata sospensione. Secondo Tengku Zulkarnain, Segretario generale del Mui, questo progetto avrà come unica conseguenza quella di distruggere la civiltà indonesiana e di metterne in pericolo i valori.

Saleh Partaonan Daulay, membro della Commissione VII del parlamento, si è espresso sulla stessa linea, dicendo che la presenza degli Lgbt nel Paese non è benvenuta e che i fondi vanno sospesi. L’Indonesia, ha spiegato, non è come la Thailandia o le Filippine, dove la presenza degli omosessuali è tollerata: “La nostra religione e cultura sono del tutto diverse”.

A riaccendere la controversia sull’omosessualità è stato il caso del Sgrc (Gruppo di supporto e ricerca sugli studi sessuali) a cui il ministro della Ricerca, Tecnologia ed Istruzione superiore, Muhammad Nasir, nei giorni scorsi ha negato il permesso di operare all’interno della University of Indonesia.

Luhut Binsar Panjaitan, ministro della Sicurezza, ha assicurato che il governo “proteggerà gli individui Lgbt qualunque cosa siano o facciano, perché sono cittadini dell’Indonesia e hanno diritti che vanno difesi”. “Non sono d’accordo – ha spiegato – sul fatto che i gruppi Lgbt vadano espulsi o distrutti. Desidero che noi, come nazione, abbiamo una dignità. Non è una scelta di queste persone, non sappiamo che famiglie abbiano dietro”. (M.H.)

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