Festa dello yoga in India: la Commissione universitaria impone mantra indù a tutti gli studenti
di Nirmala Carvalho

Il prossimo 21 giugno ci celebra la Giornata internazionale dello yoga. Un ministero indiano ha diffuso un protocollo con indicazioni ben precise per i festeggiamenti. Tra queste, il canto di sonetti e mantra sacri indù. Imporre i rituali indù anche a cristiani e musulmani va “contro la loro libertà di religione”.


Mumbai (AsiaNews) – La Commissione universitaria per le borse di studio (Ugc) ha imposto delle direttive ben precise per la prossima Giornata dello yoga, obbligando gli studenti a cantare sonetti e mantra sacri indù. Attivisti e intellettuali indiani affermano che questa decisione limita la libertà di culto delle minoranze e rappresenta una mancanza di “sensibilità” nei confronti degli studenti cristiani e musulmani. Ram Puniyani, presidente del Center for Study of Society and Secularism a Mumbai, afferma: “Questo tipo di celebrazioni ufficiali sono ingiustificate. Le persone devono essere lasciate libere di decidere se osservare o meno la festività”.

La Giornata internazionale dello yoga si celebrerà il prossimo 21 giugno. La ricorrenza è stata istituita per la prima volta dalle Nazioni Unite lo scorso anno. Per la ricorrenza di quest’anno, il ministero dell’Ayush (Department of Ayurveda, Yoga and Naturopathy, Unani, Siddha and Homoeopathy) ha diffuso un protocollo ben preciso: il rituale deve iniziare con la recitazione dell’“Om” [il più famoso mantra sacro indù, ndr], da ripetere per tre volte; si deve continuare con il canto degli shlokas [i poemi sanscriti in metrica, ndr]; infine terminare con l’“Om Shantih Shantih Shantih” [il mantra della pace, ndr].

Il protocollo ministeriale è stato accolto alla lettera da Jaspal S Sandhu, segretario della Commissione universitaria. Egli ha inviato una circolare a tutti i college e le scuole chiedendo di “organizzare dei piani per assicurare la più ampia partecipazione di studenti e insegnanti”.

Il prof. Akhtarul Wasey, commissario per le minoranze linguistiche, afferma: “È davvero una richiesta spiacevole. Non c’è niente di sbagliato nello yoga, ma obbligare una persona a cantare inni sacri indù non è corretto. Come si può costringere cristiani, sikh o musulmani a fare una cosa simile? La decisione se cantare o meno deve essere lasciata alla libertà dell’individuo”.

Ram Puniyani spiega che lo “yoga comprende vari aspetti. Uno di questi è cantare sholakas e l’Om. Ma alcuni sonetti sono a tutti gli effetti delle preghiere indù. Alcuni leader ritengono che queste poesie richiamino l’adorazione del sole”. L’attivista sottolinea che la richiesta ministeriale verso tradizioni religiose diverse da quella indù è per lo meno inopportuna: “Per esempio nella religione islamica, è proibito onorare divinità diverse da Allah. Lo yoga è stato accolto in diversi Paesi occidentali, ma la maggior parte pratica solo l’aspetto della meditazione o dell’esercizio fisico”.

Per quanto riguarda le scuole, l’attivista laico sottolinea che il “governo deve occuparsi di migliorare i livelli di nutrizione di studenti e bambini o erigere impianti sportivi, piuttosto che imporre attività che potrebbero metterli a disagio. Dobbiamo dare importanza alla sensibilità di tutti i cittadini”.

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