Vescovi indonesiani: Elezioni 2017, i cattolici contribuiscano alla costruzione del Paese
di Mathias Hariyadi

Il prossimo febbraio si voterà in 7 province, 18 reggenze e 76 distretti. Citando la Gaudium et Spes la Conferenza episcopale invita tutti i credenti a “usufruire del proprio diritto civile del voto”. I cattolici aiutino a creare un atmosfera di pace affinché vegano eletti leader giusti.


Jakarta (AsiaNews) – Le prossime elezioni regionali (Pilkada), “devono essere considerate come l’opportunità per eleggere buoni leader, il cui contributo può migliorare i pilastri della democrazia, come la gente si aspetta. Per questo diciamo con chiarezza che ogni cristiano deve usufruire del suo diritto civile e andare a votare per il proprio candidato, come è scritto anche nell’articolo 75 della Gaudium et Spes”. È quanto scrivono i vescovi indonesiani in vista delle elezioni che il 15 febbraio 2017 chiameranno alle urne i cittadini di 7 province, 18 reggenze e 76 distretti dell’Indonesia.

Il messaggio della Conferenza episcopale (Kwi) è stato scritto a seguito delle “giornate di studio” organizzate dai presuli per discutere delle emergenze della nazione, in particolare della corruzione dilagante. La lettera arriva in un momento delicato per l’Indonesia, scossa dai tumulti politici e dalle tensioni sociali del caso “Ahok”, il governatore cristiano di Jakarta accusato (in modo falso) di blasfemia dai movimenti radicali islamici che vogliono far cadere il presidente Joko Widodo.

La comunità cattolica indonesiana, scrivono i vescovi, ha il dovere di dare il proprio contributo per la buona riuscita delle elezioni: “Dobbiamo coinvolgerci aiutando a mantenere la sicurezza e a minimizzare il rischio di violenza orizzontale. L’unità della nazione non deve essere sacrificata a nessuna mossa politica, volta solo all’ottenimento di un disegno di breve respiro”. Inoltre, i cristiani possono “controllare la qualità degli organi ‘facilitatori elettorali’, come la Commissione elettorale (Kpu)”.

La Chiesa cattolica indonesiana, continuano i vescovi, “non deve mai essere coinvolta nella pratica politica ma richiama con forza le sue comunità a partecipare al giorno delle elezioni. Ma quale dei candidati è meglio votare? Questo è il criterio per eleggere un buon leader: che sia preoccupato e abbia compassione per gli altri, che voglia mettere in pratica gli insegnamenti morali della sua religione con buone azioni, senza mai insultare i membri di altre religioni”. Non solo, ma il candidato da votare deve “interessarsi in primo luogo dei poveri, voler incoraggiare la pace, l’antiviolenza e la protezione della natura”.

Durante una conferenza stampa mons. Antonius Bunjamin Subianto OSC, segretario generale della Kwi, ha affermato che la Chiesa è in prima fila per combattere la corruzione e favorire la crescita di una classe politica onesta.

In conclusione del messaggio, i vescovi scrivono: “La preghiera non deve essere dimenticata. Dobbiamo pregare perché le elezioni siano coronate da successo e che dei buoni leader vengano donati alla nazione per il beneficio di tutti”.