Mosca mette il veto a una risoluzione Onu sull’attacco chimico in Siria. Lavrov: Ricordatevi dell’Iraq

La Cina si astiene con Kazakistan ed Etiopia. La Bolivia vota con la Russia. Trump definisce Assad “un macellaio” e un “animale”. Lavrov ricorda i fallimenti Usa in Serbia, Afghanistan, Iraq e Libia. Per il giornalista Rober Perry, l’attacco chimico sarebbe partito da una base saudita-israeliana in Giordania.  Pat Buchanan: I 400mila morti in Siria responsabilità di tutti.


New York (AsiaNews/Agenzie) - La Russia ha posto ieri sera il veto a una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu che critica il governo siriano per l’attacco chimico a Khan Sheikhoun (Idlib) In essa si esige che esso collabori con un’inchiesta fornendo dati sulle sue attività militari nel giorno dell’attacco, nomi dei comandanti delle squadre aeree, e accesso alle basi aeree.

La risoluzione, proposta da Usa, Gran Bretagna e Francia, ha avuto 10 voti a favore, due contrari (Russia e Bolivia), tre astenuti (Cina, Kazakistan, Etiopia). Poche ore prima, il presidente Usa Donald Trump aveva definito “un macellaio” e un “animale” il suo omologo siriano Bashar Assad.

Da subito i governi occidentali hanno attribuito le responsabilità dell’attacco chimico alla Siria. Esso è stata l’occasione con cui Trump ha compiuto un viraggio di 180 gradi sulla sua politica mediorientale e internazionale.

Oltre che sulla Siria, il viraggio è avvenuto anche sulla Russia. Da possibile partner nella lotta contro il terrorismo, per Trump Mosca è divenuto un partner col quale i rapporti sono “al livello più basso”.

Concetti simili sono stati usati ieri dal segretario di Stato Usa Rex Tillerson dopo il suo incontro, durato sei ore, con il ministro russo degli Esteri Serghei Lavrov. Alla conferenza stampa che ne è seguita, Tillerson ha ancora ribadito la sua condanna verso Assad e la sua esclusione dal futuro della Siria. Lavrov ha messo in guardia da frettolose conclusioni, ricordando i fallimenti della politica Usa in Serbia, Afghanistan, Iraq e Libia. E per l’Iraq ha anche ricordato la “messinscena” delle false accuse sul possesso di armi di distruzione di massa, che non sono state mai trovate, ma sono state la scusa per l’invasione del Paese.

Per mostrare la disponibilità di Mosca al dialogo, Lavrov ha detto che la Russia riprenderà l’accordo per la prevenzione di incidenti aerei nel cielo siriano - interrotto dopo l’attacco Usa alla base aerea di Sharyat - e Putin ha incontrato Tillerson per due ore, in una visita che non era prevista in precedenza.

L’attacco chimico di Khan Sheikhoun continua ad essere al centro delle più svariate ipotesi e letture. Per gli Usa ci sono “le prove” che il raid è stato compiuto dalle forze aeree siriane. Ma alla richiesta di Mosca di pubblicarle, Washington dice che non può rivelarle per motivi di sicurezza.

Secondo fonti citate da Rober Perry, giornalista Usa, il raid è invece partito dalla Giordania, da una base per operazioni speciali dove lavorano sauditi e israeliani a sostegno dei ribelli siriani. L’incidente sarebbe stato creato apposta per far cambiare idea all’amministrazione Trump che fino a fine marzo aveva dichiarato di non cercare più l’allontanamento di Assad.

Pat Buchanan, repubblicano e ex consigliere della Casa Bianca, si domanda se il presidente Usa non voglia trascinare il Paese in una guerra contro Assad e i suoi alleati in Siria. “Questo attacco con gas [chimico] – aggiunge - è un’atrocità… La guerra civile in Siria ha fatto 400mila morti. Sono stati tutti uccisi dall’esercito di Assad? Certo, ma anche dagli aerei e dai droni americani, dai russi, dagli israeliani, dai turchi, e poi ancora dai curdi, dagli iraniani, da Hezbollah, al Qaeda, dallo Stato islamico e dai ribelli sostenuti dagli Stati Uniti”.

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