Blair a Pechino: "Sono ottimista sulla democrazia cinese", ma anche sul commercio

Il premier britannico, presidente di turno dell'Unione europea, ha guidato un team di investitori in Cina durante l'annuale summit sino-europeo. Firmate commesse economiche ed accordi culturali.


Pechino (AsiaNews/Scmp) – Il primo ministro britannico Tony Blair si è detto "ottimista" del fatto che la Cina accosterà al rapido sviluppo economico un maggior rispetto per i diritti umani ed un avvicinamento alla democrazia. Il premier aggiunge di aver discusso di questi argomenti durante l'incontro con la sua controparte cinese, Wen Jiabao, che ha fornito risposte più chiare rispetto al passato.

"Non vi era alcun desiderio di rifuggire questi argomenti – ha detto Blair ieri a Pechino – ma anzi un generale senso di promessa". Il politico inglese, presidente di turno dell'Unione europea, dice di aver voluto, nel corso dell'annuale summit sino-europeo di 2 giorni, aumentare i rapporti commerciali fra l'Unione e la Cina ma aggiunge che molti potenziali investitori sono preoccupati sulla posizione di Pechino sui diritti umani e sul suo governo autoritario. "Non si deve pensare che queste persone vogliono offendere la Cina – dice – ma si deve capire la loro domanda: lo sviluppo economico sarà affiancato da uno sviluppo politico?".

"La Cina deve comprendere che il mondo vede emergere una nuova realtà cinese ed è quindi normale il loro desiderio di capire con quale tipo di nazione stanno facendo accordi". "Credo – continua – che vi sia una comprensione generale della questione da parte cinese". "In una nazione che si sviluppa rapidamente – conclude – vi è sempre un momento che non si può fermare in cui questa volge verso maggiore libertà politica e progresso nel campo dei diritti umani".

Secondo i media governativi cinesi Wen ha definito "completamente possibile" una partnership fiduciosa fra Cina e Gran Bretagna a patto che entrambe le nazioni dimostrino rispetto reciproco sui fattori di maggiore preoccupazione, volontà di risolvere dispute e di rafforzare la cooperazione.

Blair ha poi stimato che il giro d'affari fra Pechino e Londra potrebbe raggiungere in 5 anni i 40 miliardi di dollari americani l'anno. In quest'ottica il premier ha assistito alla firma di commesse commerciali fra industrie inglesi od europee e quelle cinesi, fra cui un accordo per l'acquisto di 10 Airbus A330 dalla China Southern Airlines per un valore di 1,5 miliardi di dollari. Con Blair hanno visitato la Cina 40 alti dirigenti di compagnie europee come Airbus, Bp, British American Tabacco, Deutsche Post, GlaxoSmithKline, Rolls-Royce e Royal Dutch Shell.

Nel corso del summit Pechino ha chiesto inoltre la rimozione dell'embargo sulla vendita delle armi alla Cina, imposto dopo il massacro di piazza Tiananmen, "entro una data vicina" e Javier Solana, capo della politica estera dell'Unione, ha risposto che la rimozione "vi sarà. Entrambi i lati cercano il momento appropriato per farlo". La rimozione dell'embargo è un argomento in agenda nell'Ue dal 2003 ma le pressioni statunitensi sono riuscite a farlo slittare. La Gran Bretagna, che guiderà la politica europea per altri 5 mesi, ha dichiarato che la mossa "non sarà fatta nel corso dell'anno".

La visita ha avuto anche un risvolto culturale, culminato con la firma di un accordo quinquennale di scambi culturali, definito dai rappresentanti britannici come la porta aperta ad una "collaborazione culturale su larga scala": un primo impegno sarà la collaborazione reciproca in preparazione delle 2 prossime Olimpiadi previste a Pechino e Londra.

A Bruxelles il viaggio di Blair ha portato un maggior ottimismo nei confronti del gigante cinese, sensazione che dovrebbe portare alla ratifica del trattato sui tessili siglato lunedì 5 settembre a Pechino dal Commissario europeo per il Commercio, Peter Mandelson, e dal ministro cinese del Commercio Bo Xilai. Grazie all'accordo, la metà dei quasi 80 milioni di capi bloccati in Europa verrà sdoganata, superando le quote stabilite lo scorso giugno. L'altra metà andrà a caricarsi sulle quote del prossimo anno. Il premier cinese Wen Jiabao ha detto che l'accordo è onesto e accettabile da tutti. Secondo una fonte del Parlamento europeo "i primi segnali sono molto positivi" e l'approvazione (che necessita il voto favorevole di 2/3 dei 25 stati membri) "potrebbe essere questione di giorni, se non di ore".

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