Sinodo: Pane di vita contro la cultura di morte

Città del Vaticano (AsiaNews) - La secolarizzazione dell'Occidente "passerà come passa un inverno": un augurio e una certezza espressi al Sinodo sull'Eucaristia da un vescovo latinoamericano. E' una di quelle che un altro latinoamericano ha definito "le luci" dell'Eucaristia: tali sono state, tra l'altro, la testimonianza di un vescovo vietnamita sulla vitalità dela Chiesa del suo Paese (della quale diamo notizia a parte) e l'appello a dedicare maggiore attenzione alla "Chiesa degli arabi", ma anche la sottolineatura dell'Eucaristia come segno di pace in un mondo segnato dalla violenza e come segno di vita di fronte alla cultura della morte, che si manifesta nel terrorismo, ma anche nell'aborto. E c'è stata anche una sottolineatura del rapporto tra l'Eucaristia e la difesa della natura.

"Chiesa degli arabi"
Approfondendo il rapporto tra Eucaristia e missione evangelizzatrice, Grégoire III Laham, patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, ha evidenziato che "nella situazione attuale, dopo l'11 settembre 2001, con la guerra contro l'Irak, con il conflitto israelo-palestinese, con la crescita del fondamentalismo islamico e l'estensione del fenomeno del terrorismo, è molto importante ricordare ai cristiani arabi il loro ruolo nella Chiesa "degli Arabi", nel contesto dell'Islam, con cui sono storicamente solidali ("Chiesa dell'Islam"). Una tale menzione contribuirebbe a restituire coraggio nel mondo arabo e nei paesi islamici e sarebbe accolta molto favorevolmente in questo mondo e in questi Paesi". Per quanto riguarda "L'Eucaristia e la pace" egli ha chiesto di ricordare Gerusalemme e la Palestina, "patria spirituale di tutti i cristiani: dire una parola per la pace della Città Santa e della Terra Santa, chiave della pace nel Vicino Oriente e nel mondo intero, e che, per noi, cristiani del mondo arabo, è della massima importanza per preservare la presenza cristiana nel mondo arabo".
Pane di vita e cultura della morte

L'Eucaristia, nelle parole di mons. Juan Francisco Sarasti Jaramillo, arcivescovo di Cali, in Colombia, "è la risposta ai segni negativi della cultura contemporanea. In primo luogo, dinanzi alla cultura, o anti-cultura, della morte, che traffica con le armi, che costruisce sistemi ampi di distruzione, che legittima l'aborto, che autorizza la ricerca su embrioni umani, Gesù si definisce e si dona a noi come "Pane di Vita".
In secondo luogo, la nostra cultura è segnata dall'odio e dal terrorismo: undici settembre, undici marzo, metropolitana di Londra... L'Eucaristia è la possibilità permanente di riconciliarsi con Dio e con i fratelli e l'invito a riconciliarci tra noi prima di rendere culto al Signore; per questo in molte comunità è profondamente sentito il "rito della pace" rinnovato nella riforma liturgica.

Eucaristia e tutela della natura

Il rapporto tra Eucaristia e difesa della natura è stato al centro dell'intervento del vescovo guatemalteco Gabriel Peñate Rodríguez, vicario Apostolico di Izabal.

Il Guatemala, ha spiegato, è un paese minacciato dallo sfruttamento minerario. "Sono state concesse molte licenze a imprese di Paesi sviluppati che non garantiscono la tutela dell'ambiente, non rispettano i diritti delle comunità indigene, non assicurano una giusta distribuzione dei profitti, dando appena l'uno per cento come regalia.
Per questo sentiamo come un incoraggiamento per la posizione della Chiesa in Guatemala l'affermazione al n. 3 dell'Instrumentum laboris, che dice: "l'Eucaristia, essendo il culmine al quale tende tutto il creato, è la risposta alla preoccupazione del mondo contemporaneo anche per l'equilibrio ecologico". (FP)

4286_SINODO (150 x 113).jpg