Cina, primo ministro ammette: "C'è pericolo di contagio per l'influenza aviaria"

L'Oms farà accertamenti sui laboratori cinesi, sotto accusa dopo che, nel 2004, 2 ricercatori furono contagiati per la Sars. Preoccupazione per la frequenza dei nuovi focolai di contagio. Crolla il prezzo del pollame.


Pechino (AsiaNews/Agenzie) – "L'influenza aviaria – ha detto oggi il premier Wen Jiabao, in visita nella contea di Heishan nel Liaoning, colpita dal contagio – non è sotto totale controllo in Cina e in alcune aree ancora esiste pericolo di contagio". Intanto l'Organizzazione mondiale della sanità annuncia verifiche sui laboratori cinesi di analisi.

Non è mai stato accertato se i laboratori di analisi cinesi per le malattie infettive rispondano agli standard internazionali.

Gli esperti dell'Oms, che verranno nei prossimi giorni in Cina per collaborare nelle ricerche sui 3 sospetti casi di contagio umano per influenza aviaria nell'Hunan, si occuperanno anche di verificare e certificare la loro idoneità. Il problema è esploso nell'aprile 2004, dopo che 2 studenti presero la Sars lavorando in un laboratorio di Pechino. Uno studente contagiò altre 2 persone nell'Anhui, che morirono.

"Nei laboratori – dice Mike Ryan, direttore del settore per l'Emergenza e l'intervento per epidemie e pandemie dell'Oms - ci furono alcune carenze nel sistema di sicurezza sanitaria, per cui furono chiusi per venire riorganizzati. Ora li riapriremo". "La sicurezza sanitaria dei laboratori – precisa Ryan – è già stata migliorata, ma occorre verificare il rispetto degli standard internazionali, specie per l'accertamento dell'influenza umana". "Dobbiamo verificare – spiega – che le tecniche applicate per accertare l'influenza umana siano adeguate e garantiscano risultati sicuri". Ha aggiunto che i laboratori potrebbero essere stati poco attendibili nella diagnosi su uomini per l'influenza aviaria.

Shigeru Omi, direttore Oms per l'area Pacifico occidentale, ha detto ieri che Pechino ha bisogno di supporto tecnico per le analisi e le diagnosi di laboratorio. Ma i funzionari del Centro nazionale per l'influenza respingono i dubbi sulla funzionalità dei laboratori di Pechino. Rispondono che sono stati riaperti da tempo, che le attrezzature sono in regola con gli standard di qualità e gli operatori sono esperti.

Intanto i numerosi focolai di contagio esplosi ad ottobre (in Liaoning, Anhui, Hunan e Mongolia Interna) preoccupano l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) delle Nazioni unite. Sono state chieste maggiori notizie sul contagio nel Liaoning e offerto aiuto. "La frequenza dei focolai – dice Nourredin Mona, rappresentante per la Fao in Cina – è conseguenza dell'insufficienza del sistema di sorveglianza".

Cresce l'allarme nel Paese. In alcune zone il prezzo per il pollame è sceso del 90% e i supermercati non acquistano più oche e polli. I pulcini costano anche 0,2 yuan (25 centesimi di dollaro Usa) mentre erano venduti a 2 yuan. (PB)