Pechino espelle i giornalisti Usa mentre in molti nel Paese chiedono libertà di parola

Il bando riguarda anche Hong Kong e Macao. New York Times, Washington Post e Wall Street Journal i giornali colpiti. Un attacco al principio “un Paese, due sistemi”. Lo scontro a tutto campo tra le due superpotenze.


Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il governo cinese espelle i giornalisti di tre note testate americane. Il bando, che riguarda anche Hong Kong e Macao, assesta un altro duro colpo alla libertà di parola in Cina. Per molti nel Paese, la censura di Stato imposta durante la crisi del coronavirus ha di fatto favorito la propagazione dell’infezione.

L’espulsione colpisce il personale del New York Times, Washington Post e Wall Street Journal (Wsj). Essa è una rappresaglia per le restrizioni adottate nei giorni scorsi dall’amministrazione Trump nei confronti dei media cinesi negli Stati Uniti. Le misure volute dal governo Usa rispondevano a loro volta all'allontanamento dalla Cina di tre giornalisti del Wsj.

Secondo il fronte pro-democrazia e i rappresentanti di categoria a Hong Kong, la mossa di Pechino è una palese violazione del principio “un Paese, due sistemi”, che regola i rapporti tra la città autonoma e il governo cinese dal 1997, anno in cui l’ex colonia britannica è tornata sotto il controllo della madrepatria cinese.

In base agli accordi con Londra, Hong Kong può mantenere il proprio sistema di libertà (politico, sociale ed economico) fino al 2047. In questo senso, i deputati democratici della città denunciano che è l’Ufficio immigrazione locale che deve decidere sugli ingressi dei cittadini stranieri, e non il ministero degli Esteri di Pechino – a meno che non si tratti di personale diplomatico.

Lo scorso anno, i tre giornali Usa hanno dato grande enfasi e copertura alle proteste del movimento democratico a Hong Kong, in particolare al modo brutale con cui la polizia cittadina ha spesso cercato di sopprimerle.

Non solo a Hong Kong, ma anche in Cina si invoca maggiore libertà di parola e di espressione. Dai medici di Wuhan, a noti intellettuali quali Xu Zhiyong, Xu Zhangrun e He Weifang, in molti nel Paese criticano il regime per aver insabbiato la verità sulla diffusione del Covid-19: con una stampa libera, secondo loro, si sarebbero salvate molte più vite umane.

Per gli analisti, la decisione di Pechino apre un altro capitolo nel suo scontro con Washington. Le due superpotenze sono già alle prese con una guerra commerciale e tecnologica, e con schermaglie navali nel Mar Cinese Meridionale e lungo lo Stretto di Taiwan.

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