Sri Lanka, riaprono le chiese. No al limite di 50 fedeli
di Melani Manel Perera

Ieri la prima funzione domenicale dopo tre mesi di lockdown per il Covid-19. Fedeli: Il limite può andare bene per le parrocchie più piccole, non per quelle più grandi. Per le funzioni religiose introdotti criteri di partecipazione più rigidi. Alcune diocesi non hanno rispettato le restrizioni fissate del governo; in altre anche 16 funzioni in un solo giorno.


Colombo (Sri Lanka) – Ieri le porte delle chiese si sono riaperte per la prima funzione domenicale dopo tre mesi di divieto a causa della pandemia di coronavirus. Per i cattolici del Paese, il limite di 50 persone che possono partecipare alla messa è ingiusto.

Il 15 marzo, il governo aveva imposto il lockdown, sospendendo le funzioni e ogni attività religiosa. Lo scorso 7 giugno, il card. Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo, aveva chiesto alle autorità di permettere la riapertura al pubblico dei luoghi di preghiera nel rispetto delle norme anti-coronavirus. Pochi giorni dopo, Anil Jasinghe, capo del Servizio sanitario nazionale, annunciava la ripresa delle cerimonie religiose dal 12 giugno.

“Dopo tre mesi è bello per noi tornare a pregare in chiesa e ricevere la comunione”, raccontano alcuni fedeli ad AsiaNews. Essi criticano però il limite delle 50 presenze, che a loro dire può andare bene per le parrocchie più piccole, non per quelle più grandi: “Ci sono chiese molto spaziose, con ampi ingressi e corridoi che favoriscono il distanziamento sociale”.

Dall’8 giugno, il governo ha allentato le misure di confinamento sociale. Il coprifuoco vale solo dalla mezzanotte alle 4 del mattino. La circolazione è ripresa, e gli srilankesi possono ora viaggiare in autobus e treno. Le scuole hanno riaperto, e le classi possono ospitare fino a 100 studenti. Lo stesso numero di persone che possono presenziare a un matrimonio.

La comunità cattolica si domanda perché per le messe sono stati introdotti criteri di partecipazione più rigidi. I sacerdoti non vogliono fare delle selezioni per poter assistere alla messa. Ciò li obbliga a distribuire i fedeli in diverse funzioni giornaliere (anche 16 in un solo giorno), soprattutto in quelle parrocchie che ne contano migliaia.

Alcune diocesi non hanno rispettato i limiti fissati del governo, e hanno lasciato che alle messe partecipassero anche 100-200 persone. Come riferito da Niranjani Roland, che ha partecipato alla funzione di domenica alla chiesa di San Giuseppe a Colombo, “i fedeli hanno fatto attenzione a mantenere la distanza di sicurezza”.

Foto: Niranjani Roland