Hong Kong, la nuova legge sulla sicurezza minaccia l’indipendenza della magistratura
di Paul Wang

L’ex primo giudice del territorio, Andrew Li, critica la sottomissione dei giudici al capo dell’esecutivo e l’intromissione di Pechino nel giudicare casi “eccezionali” legati alla sicurezza. Secondo giornali pro-Pechino di Hong Kong, i leader religiosi del territorio – compreso il card. Tong – avrebbero “compreso e sosterranno la legge sulla sicurezza nazionale”.


Hong Kong (AsiaNews) – La nuova legge sulla sicurezza che Pechino vuole imporre ad Hong Kong rischia di minacciare l’indipendenza della magistratura. A dirlo è l’ex primo giudice Andrew Li Kwok-nang, in un articolo e interviste pubblicati oggi su diversi media locali.

Li sottolinea soprattutto il fatto che la nuova legge sulla sicurezza prevede un gruppo speciale di giudici per processi legati a crimini di sovversione, separatismo, terrorismo e collusione con potenze straniere ai danni di Hong Kong e della Cina. Tali giudici sarebbero selezionati dal capo dell’esecutivo, che presiederebbe anche la commissione sulla sicurezza. Per Andrew Li tutto ciò è “inappropriato” e sarebbe “a detrimento dell’indipendenza della magistratura” perché pone il potere esecutivo al di sopra del potere giudiziario, invece che garantire a quest’ultimo l’indipendenza. In Cina la magistratura si dichiara sempre al servizio del Partito comunista cinese.

Per Li è pure inaccettabile che la Cina si arroghi il diritto di giudicare su alcuni crimini legati alla sicurezza, anche se in casi “eccezionali”.

Il Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo (il parlamento cinese) si è radunato nei giorni scorsi per stilare una bozza della legge. La bozza non è stata pubblicata. La Xinhua ha dato solo alcune linee guida.

Finora, contro la legge si sono espressi l’Associazione degli avvocati, gruppi di pastori protestanti, l’associazione dei giornalisti di Hong Kong e 86 organizzazioni internazionali. Anche molti governi hanno manifestato opposizione o perplessità.

Fino ad ora non vi sono però espressioni ufficiali delle comunità religiose di Hong Kong, anche se un gruppo di cattolici ha denunciato possibili lesioni alla libertà religiosa.

Il 21 giugno scorso, l’Ufficio cinese dei rapporti fra Cina, Hong Kong  e Macao (Liaison Office) ha radunato 50 leader religiosi per presentare la legge sulla sicurezza. Fra gli invitati era presente anche il card. John Tong Hon, amministratore apostolico della diocesi di Hong Kong. Dalla diocesi non è uscita ancora alcuna dichiarazione ufficiale. Per ora vi sono solo le relazioni di due giornali pro-Pechino di Hong Kong, il Wen Wei Pao e il Ta Kung Pao. Secondo questi, i leader religiosi hanno “compreso e sostengono la legge sulla sicurezza nazionale”.

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