Attivisti condannati a Shenzhen: revocata la licenza all’avvocato delle famiglie

È accusato di aver fatto dichiarazioni “inappropriate” e di aver danneggiato in modo serio l’immagine del settore legale. Familiari dei detenuti arrivati nel Guangdong: chiedono di incontrare i loro congiunti e vogliono ricorrere in appello. L’immobilismo delle autorità di Hong Kong.


Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) – Le autorità cinesi hanno revocato la licenza all’avvocato che ha assistito le famiglie dei 12 cittadini di Hong Kong arrestati quattro mesi fa dalla Guardia costiera del Guangdong. Lu Siwei è originario del Sichuan; secondo il ministro della Giustizia della provincia sudoccidentale, il legale è responsabile di aver fatto dichiarazioni “inappropriate” sul web, di aver danneggiato in modo serio l’immagine del settore legale e aver avuto un “impatto negativo sulla società”. Egli ha ora tre giorni di tempo per contestare la revoca.

Il 30 dicembre i giudici della Corte distrettuale di Yantian a Shenzhen hanno condannato 10 dei 12 attivisti democratici incarcerati in Cina da agosto con pene che vanno da un minimo di sette mesi a un massimo di tre anni. L’accusa nei loro confronti è di aver attraversato in modo illegale le acque territoriali cinesi mentre tentavano di fuggire a Taiwan. Gli ultimi due sospettati, che sono minorenni, sono stati rimpatriati a Hong Kong e saranno giudicati da un tribunale locale per essersi dati “alla latitanza”.

I fuggitivi erano già stati incriminati a Hong Kong per aver partecipato alle manifestazioni pro-democrazia del 2019 o per aver violato la nuova legge sulla sicurezza. Il governo cinese ha impedito ai 12 di vedere i propri familiari e di essere assistiti da avvocati scelti dalle famiglie: Lu Siwei è uno di questi.

Nel frattempo tre familiari dei detenuti sono arrivati a Shenzhen. Secondo  Chu Hoi-dick, un ex parlamentare pro-democrazia, essi hanno completato ieri i 14 giorni di quarantena per il coronavirus e chiedono di incontrare i propri congiunti, o almeno di avere informazioni sul loro stato di detenzione.

Sinora le autorità cinesi non si sono espresse. Esponenti del fronte democratico di Hong Kong hanno esortato l’Ufficio cittadino per la sicurezza a fornire assistenza alle famiglie dei 10, soprattutto in merito alla possibilità di presentare un’istanza d’appello alla condanna. Le autorità dell’ex colonia britannica – sostenute dall’establishment pro-Pechino – hanno risposto di non voler assistere i condannati in modo diretto: al massimo esse si dicono pronte a reperire e trasmettere informazioni sulle procedure da rispettare nel sistema giudiziario e penitenziario della madrepatria.

(Foto Rthk)

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