Papa: amare tutti i cristiani, anche se non sono ‘dei nostri’, sono tutti di Gesù

Conclusione della 54ma Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. L’Omelia di Francesco, assente per la sciatalgia, letta dal cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. “Siamo tralci della stessa vite, siamo vasi comunicanti: il bene e il male che ciascuno compie si riversa sugli altri”.


Città del Vaticano (AsiaNews) – La preghiera, della quale abbiamo bisogno per “stare con Gesù”, se è vera “cresceremo nell’amore per tutti coloro che seguono Gesù, indipendentemente dalla comunione cristiana a cui appartengono, perché, anche se non sono ‘dei nostri’, sono suoi”. L’amore verso i fratelli è il punto intorno al quale papa Francesco ha articolato la sua omelia per la celebrazione dei Secondi vespri della solennità della Conversione di San Paolo apostolo conclude la 54ma Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

E’ il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani a leggere il testo preparato da Francesco, tenuto lontano dalla basilica di San Paolo dalla sciatalgia. Ci sono i rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali presenti a Roma, ci sono i giovani ortodossi e ortodossi orientali che studiano a Roma con il sostegno del Pontificio consiglio, non ci sono i professori e gli studenti dell’Ecumenical Institute of Bossey, che sarebbero dovuti venire a Roma, come negli anni precedenti, ma non hanno potuto a causa della pandemia e che hanno seguito la celebrazione attraverso i media.

Francesco prende spunto dal tema della Settimana: “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto (cfr. Gv 15, 5-9)” per sottolineare che “Gesù lega questa richiesta all’immagine della vite e dei tralci, l’ultima che ci offre nei Vangeli. Il Signore stesso è la vite, la vite «vera» (v. 1), che non tradisce le attese, ma resta fedele nell’amore e non viene mai meno, nonostante i nostri peccati e le nostre divisioni”.

Il Papa definisce “indispensabile” l’unità a Gesù, della quale “      il primo cerchio, quello più interno, è il rimanere in Gesù. Da qui parte il cammino di ciascuno verso l’unità. Nella realtà odierna, veloce e complessa, è facile perdere il filo, tirati da mille parti. Tanti si sentono frammentati dentro, incapaci di trovare un punto fermo, un assetto stabile nelle circostanze variabili della vita. Gesù ci indica il segreto della stabilità nel rimanere in Lui”. “Ci ha mostrato anche come fare, dandoci l’esempio: ogni giorno si ritirava in luoghi deserti per pregare. Abbiamo bisogno della preghiera come dell’acqua per vivere. La preghiera personale, lo stare con Gesù, l’adorazione, è l’essenziale del rimanere in Lui”.

“Il secondo cerchio è quello dell’unità con i cristiani. Siamo tralci della stessa vite, siamo vasi comunicanti: il bene e il male che ciascuno compie si riversa sugli altri. Nella vita spirituale vige poi una sorta di ‘legge della dinamica’: nella misura in cui rimaniamo in Dio ci avviciniamo agli altri e nella misura in cui ci avviciniamo agli altri rimaniamo in Dio. Vuol dire che se preghiamo Dio in spirito e verità scaturisce l’esigenza di amare gli altri e, dall’altra parte, che «se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi» (1 Gv 4,12)”.

Amare i fratelli, però, “non è facile, perché appaiono subito i loro difetti e le loro mancanze, e ritornano alla mente le ferite del passato”. A porvi rimedio è “l’azione del Padre che, come esperto agricoltore” taglia e pota la vite. Lo fa perché “per amare abbiamo bisogno di essere spogliati di quanto ci porta fuori strada e ci fa ricurvare su noi stessi, impedendoci di portare frutto. Chiediamo dunque al Padre di recidere da noi i pregiudizi sugli altri e gli attaccamenti mondani che impediscono l’unità piena con tutti i suoi figli. Così purificati nell’amore, sapremo mettere in secondo piano gli intralci terreni e gli ostacoli di un tempo, che oggi ci distraggono dal Vangelo”.

“Il terzo cerchio dell’unità, il più ampio, è l’umanità intera”. E’ l’ambito dell’azione dello Spirito Santo. “Nella vite che è Cristo Egli è la linfa che raggiunge tutte le parti. Ma lo Spirito soffia dove vuole e ovunque vuole ricondurre all’unità. Egli ci porta ad amare non solo chi ci vuole bene e la pensa come noi, ma tutti, come Gesù ci ha insegnato. Ci rende capaci di perdonare i nemici e i torti subiti. Ci spinge ad essere attivi e creativi nell’amore. Ci ricorda che il prossimo non è solo chi condivide i nostri valori e le nostre idee, ma che noi siamo chiamati a farci prossimi di tutti, buoni Samaritani di un’umanità vulnerabile, povera e sofferente – oggi tanto sofferente –, che giace per le strade del mondo e che Dio desidera risollevare con compassione”.

“Dai frutti si riconosce l’albero: dall’amore gratuito si riconosce se apparteniamo alla vite di Gesù. Lo Spirito Santo ci insegna così la concretezza dell’amore verso tutti i fratelli e le sorelle con i quali condividiamo la stessa umanità, quell’umanità che Cristo ha unito a sé in modo inscindibile, dicendoci che lo troveremo sempre nei più poveri e bisognosi (cfr Mt 25,31-45). Servendoli insieme, ci riscopriremo fratelli e cresceremo nell’unità. Lo Spirito, che rinnova la faccia della terra, ci esorta anche a prenderci cura della casa comune, a fare scelte audaci sul modo in cui viviamo e consumiamo, perché il contrario del portare frutto è lo sfruttamento ed è indegno sprecare le preziose risorse di cui tanti sono privi”.

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