Hong Kong, giudice Pang: Jimmy Lai è una potenziale minaccia alla sicurezza

È la motivazione con cui ha respinto l’ultima richiesta di scarcerazione presentata dal magnate pro-democrazia. Ignorato il suo impegno a non usare internet e a limitare i contatti. Sovvertiti i fondamenti giuridici della città. Negati i legami tra Lai e il gruppo di pressione “Stand with Hong Kong”.


Hong Kong (AsiaNews) – Jimmy Lai deve restare in carcere perché vi è il rischio possa commettere nuovi reati contro la sicurezza nazionale. È la motivazione pubblicata ieri con cui l’Alta corte ha respinto il 18 febbraio la nuova richiesta per la libertà su cauzione presentata dal magnate pro-democrazia. Il prossimo 16 aprile Lai comparirà davanti ai giudici per l’accusa di “collusione” con forze straniere, imputazione prevista dalla legge sulla sicurezza nazionale voluta da Pechino.

Il 73enne proprietario del quotidiano Apple Daily – voce critica della leadership cittadina e del governo centrale – è stato incarcerato ai primi di dicembre; il 9 febbraio la Corte finale di appello ha invalidato la sua scarcerazione, decisa il 23 dicembre dall’Alta corte, che gli aveva concesso gli arresti domiciliari. Su richiesta del dipartimento di Giustizia, il 31 dicembre un tribunale intermedio ha sospeso la sua liberazione, ordinandone il ritorno nella prigione di massima sicurezza di Stanley. Incriminato anche per corruzione, egli rischia l’ergastolo.

Nel respingere la domanda di scarcerazione, la giudice Anthea Pang ha ignorato due “condizioni aggiuntive” offerte dalla difesa: l’impegno di Lai a non usare il web e a limitare il numero e la durata delle visite alla propria abitazione. Considerate le capacità finanziarie dell’imputato, e la sua rete di relazioni, Pang ha spiegato che il rischio di ripetizione del reato è molto alto.

La posizione assunta dai giudici nei confronti del caso Lai ha attirato le critiche di molti esperti legali e del fronte democratico. L’accusa è di sfruttare la legge sulla sicurezza nazionale per sovvertire principi fondamentali inclusi nella Basic Law (la mini-Costituzione cittadina), come la presunzione d’innocenza. Confermando la sentenza della Corte finale d’appello, la giudice Pang ha detto che il provvedimento sulla sicurezza impone soglie più stringenti per la libertà su cauzione, con l’onere della prova che spetta alla difesa e non l’accusa: un’eccezione alle regole della “common law” britannica, alla base del sistema giuridico della città.

Lai dovrà essere processato per un'altra imputazione. L’accusa è di aver aiutato Andy Li, uno dei 12 attivisti anti-governativi che in estate hanno cercato di fuggire a Taiwan: anch’essa rientra tra i reati puniti dalla legge sulla sicurezza. Il miliardario è anche tra le nove personalità democratiche che da giorni sono a giudizio per aver organizzato, e preso parte, a una grande manifestazione contro la legge sull’estradizione il 18 agosto del 2019.

Per la polizia Lai è il leader di un gruppo internazionale di pressione chiamato “Stand with Hong Kong”. Basato in Gran Bretagna, esso avrebbe lanciato una campagna mondiale per imporre sanzioni all’esecutivo di Hong Kong e alle autorità cinesi. Il suo fondatore, Finn Lau, ha negato però ogni legame con il tycoon filo-democratico.

HK_-_0224_-_Jimmy_Lai.jpg