Rosen: 'Dopo l'Iraq anche l'ebraismo nella Dichiarazione sulla fratellanza'

Il rabbino israeliano David Rosen, figura di spicco nel dialogo interreligioso, commenta da Gerusalemme il viaggio del Papa a Baghdad: “Bello che il cammino iniziato ad Abu Dhabi continui. Ed è stato un segno importante la citazione dell'ebraismo nei discorsi al palazzo presidenziale. Ma dobbiamo arrivare ad avere davvero insieme le tre religioni”


Gerusalemme (AsiaNews) - Il Papa in Iraq rilancia il messaggio sulla fratellanza a partire dalla figura del patriarca Abramo. Come guarda a questo evento il mondo ebraico da Gerusalemme? AsiaNews l'ha chiesto al rabbino David Rosen, che nel 2010 fu invitato al Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente e in questi ultimi anni è stato impegnato anche in prima persona nel dialogo con l'islam nei Paesi del Golfo. 

“Questa visita di papa Francesco - commenta il rabbino Rosen - si ricollega alla Dichiarazione sulla fratellanza firmata ad Abu Dhabi due anni fa: è un gesto che spero porti frutti. Dalla mia prospettiva, però, mi auguro anche che questo percorso si espanda ulteriormente, perché al momento resta ancora un'iniziativa solo tra cristiani e musulmani. Sono contento che ora coinvolga tutto il mondo islamico. Ma sarebbe altrettanto importante che questo riconoscimento di fratellanza includesse anche una rappresentanza ufficiale dell'ebraismo. E questo non solo per il legame profondo che esiste con il cristianesimo, ma anche per quanto significherebbe per l'islam. Fino a quando non ci si arriverà la Dichiarazione sulla fratellanza resterà esposta al rischio di essere male interpretata”.

L'Iraq è una terra importante per la storia del popolo ebraico: dal tempo biblico dall'esilio a Babilonia una folta comunità vi ha vissuto per secoli fino all'emigrazione di massa causata dalle guerre arabo-israeliane. Nei discorsi di ieri al palazzo presidenziale di Baghdad sia papa Francesco sia il presidente iracheno Barham Salih hanno citato l'ebraismo. “Si tratta di un bel segno - commenta Rosen - e sono molto grato per questo; spero, però, che in questo percorso sulla fraternità ci sarà un'ulteriore occasione per avere sullo stesso palco un giorno un esponente del mondo ebraico con l'ayatollah al Sistani o con l'imam al Tayyeb. Capisco che oggi questo non possa ancora succedere: questo viaggio di papa Francesco è molto delicato, una presenza del genere sarebbe percepita da qualcuno come un gesto provocatorio. Ma spero anche che papa Francesco non permetterà che la fratellanza venga intesa come un valore esclusivo nei confronti del mondo musulmano”. 

Quanto alle implicazioni politiche della visita del Pontefice in Iraq, per il rabbino Rosen “ovviamente esistono, ma dubito che quanti si sono disinteressati in questi anni alla presenza dei cristiani in Iraq e in Medio Oriente, o persino l'hanno osteggiata, si faranno persuadere dalle parole del Papa”. La mano tesa al mondo sciita potrà cambiare qualcosa nei rapporti politici con l'Iran in Medio Oriente? “Le divisioni - risponde Rosen - non sono tra le religioni e nemmeno tra le confessioni; sono interne alle stesse comunità. Sono le divisioni tra chi ha aperto la mente e il cuore all'incontro con gli altri e chi resta chiuso in se stesso. Nel mondo sciita al Sistani è una figura aperta all'incontro, altre no. Per questo è importante che il Papa oggi vada in Iraq a stringere la sua mano”.     

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