Yan Xuetong: Biden sta formando ‘una coalizione contro la Cina e la Russia’
di Vladimir Rozanskij

I commenti dopo l’incontro dei ministri degli Esteri Sergej Lavrov e Wang Yi a Guilin. Cooperazione fra Mosca e Pechino su Iran, Corea del Nord, Afghanistan. Sospetto l’appoggio dell’occidente a Naval’nyj, opposizione bielorussa, la piazza di Hong Kong. Collaborazione economica e strategica contro il dollaro. No ad un’alleanza militare. Putin e Xi Jinping stanno stilando una dichiarazione comune.


Mosca (AsiaNews) – “Sembra che stia formando una coalizione diretta allo stesso tempo contro la Cina e contro la Russia”: è quanto ha dichiarato ieri Yan Xuetong, in un’intervista alla Nezavisimaja Gazeta. Yan è Il direttore dell’Istituto Cinese per le relazioni internazionali e commentava l’incontro avvenuto ieri fra i ministri degli Esteri di Russia e Cina, Sergej Lavrov e Wang Yi nella città cinese di Guilin(Guangxi).

L’arrivo del ministro russo in Cina, subito dopo l’incontro dei diplomatici cinesi ed americani in Alaska, suggerisce in effetti che Mosca e Pechino abbiano deciso di coordinare le proprie reazioni di fronte alla sfida lanciata da Washington alle due superpotenze nello stesso tempo.

A Pechino si sono ormai convinti che i rapporti con la nuova amministrazione Usa saranno ancora più complicati che con quella di Donald Trump. Per questo i cinesi avrebbero deciso di rafforzare la cooperazione con la Russia nella sfera economica e sulle questioni più scottanti, come il dossier nucleare sull’Iran, la Corea del Nord e l’Afghanistan.

La scelta di Guilin, invece della capitale, può apparire sorprendente per un incontro ai vertici delle diplomazie, nonostante i meravigliosi paesaggi offerti dalla città. Oltre a fare propaganda al turismo, la scelta potrebbe riguardare proprio la delicatezza delle trattative, che suggeriscono maggiore riservatezza.

Nell’intervista alla Nezavisimaja Gazeta, Yan Xuetong ha osservato che “il presidente Biden, dopo l’insediamento, ha deciso di comunicare più spesso con i suoi alleati. Ha promosso il summit con i leader di Giappone, Australia e India nel formato Quad (“il quartetto”), i suoi diplomatici hanno condotto trattative con la Corea del Sud e il Giappone, e il segretario di Stato Blinken è volato a Bruxelles per gli incontri con la Nato e l’Unione Europea”.

Secondo Yan, la visita di Lavrov ha lo scopo di “rafforzare il coordinamento strategico con la Cina, che peraltro non ha intenzione di trasformare l’America in un nemico a tutto campo. La Cina vorrebbe tornare alle condizioni precedenti di rispetto reciproco”. Neanche la Russia avrebbe intenzione di rompere definitivamente le relazioni con gli occidentali, nonostante le ripetute dichiarazioni di Lavrov sulla “fine dei rapporti” tra Russia e Unione Europea.

Mosca e Pechino temono che la loro politica interna subisca le ingerenze americane, con tentativi di fomentare delle “rivoluzioni dei fiori” tramite il sostegno a movimenti di opposizione, come quello di Naval’nyj in Russia (e delle donne bielorusse), o ai moti di piazza di Hong-Kong.

Sulla Nezavisimaja Gazeta è apparso anche il commento di un esperto russo, Aleksej Maslov, direttore dell’Istituto per l’Estremo Oriente dell’Accademia delle Scienze, secondo il quale “ci sono questioni che la Cina può sperare di risolvere solo con l’aiuto della Russia”. Uno di questi sarebbe l’indebolimento della forza economica del dollaro e la “de-dollarizzazione” dei due Paesi, fattore citato più volte dallo stesso Lavrov. “In questo la Cina non può farcela senza la Russia, considerando il livello delle relazioni commerciali tra i due, che superano i 100 miliardi di dollari”, ha detto Maslov.

L’incontro di Guilin prepara le possibili celebrazioni dei 20 anni dall’Accordo di base tra Russia e Cina, che fu sottoscritto il 16 luglio 2001. Parlando alla stampa cinese, Lavrov ha annunciato che i presidenti Putin e Xi Jinping stanno stilando una dichiarazione comune per il ventennio dell’Accordo, anche se ha smentito le ipotesi di un “accordo militare” tra i due Paesi, che sarebbe l’inizio di una nuova era di confronto con l’Occidente.

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