Yangon, la giunta condanna a morte 19 manifestanti
di Francis Khoo Thwe

È la prima volta dal colpo di Stato che i generali ricorrono alla pena di morte e alla legge marziale. Per il portavoce della giunta, il Paese sta tornando alla “normalità”. Ieri vi sono state altre decine di uccisi. L’appello degli ambasciatori stranieri in Myanmar. Rifiutata l’entrata nel Paese all’inviata Onu.


Yangon (AsiaNews) – Diciannove oppositori della giunta militare sono stati condannati a morte per l’uccisione di un soldato durante scontri fra la popolazione e le forze di sicurezza. Secondo il canale televisivo Myawaddy, che appartiene all’esercito, l’uccisione è avvenuta il 27 marzo a North Okkalappa, un distretto di Yangon, dove è molto forte la resistenza. Myawaddy ha anche annunciato che in quel distretto è stata imposta la legge marziale (v. foto). È la prima volta dal colpo di Stato che la giunta ricorre alla condanna a morte. Sebbene in tutto il Paese continuino a sorgere dimostrazioni pro-democrazia, secondo il portavoce della giunta Zaw Min Tun, il Paese sta ritornando alla normalità e “presto” ministeri e banche torneranno alla riapertura, dopo mesi di disobbedienza civile.

Diverse fonti affermano che nella giornata di ieri sono state uccise decine di persone a Bago.

Secondo Zaw Min Tun, sono state uccise 248 civili e 16 forze dell’ordine. Egli ha negato che l’esercito usi armi automatiche.

Secondo l’Associazione per l’assistenza ai prigionieri politici gli uccisi sono 614, compresi 41 bambini. I prigionieri sono saliti a 2800.

La cifra degli uccisi da parte della giunta è confermata in un appello di diversi ambasciatori di Paesi stranieri in Myanmar.

L’appello afferma: “Più di 600 civili sono stati uccisi, molti di loro mentre protestavano per i loro diritti alla democrazia e alla libertà, conquistati dopo tante fatiche. Anche bambini sono stati assassinati…

Siamo resi umili davanti al loro coraggio e dignità. Siamo uniti nell’accompagnare il dolore delle loro famiglie e amici. Siamo uniti nel sostenere le speranze e le aspirazioni di tutti coloro che credono in un libero, giusto, pacifico e democratico Myanmar, dove i diritti e il potenziale di tutto il popolo sia pienamente rispettato e sviluppato. La violenza deve finire, tutti i prigionieri politici devono essere rilasciati e la democrazia deve essere restaurata”.

Fra i Paesi che hanno sottoscritto il documento vi sono: Australia, Canada, Stati Uniti, Svizzera, Corea del Sud, Norvegia, Nuova Zelanda e molti Paesi dell’Unione europea: Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Olanda, Spagna, Svezia.

Intanto, all’inviata speciale Onu per il Myanmar, Christine Schraner Burgener, che voleva visitare il Paese e alcuni prigionieri politici, la giunta ha rifiutato l’entrata. Da Bangkok, dove ella ha iniziato una serie di viaggi fra i Paesi dell’Asean, ha dichiarato: “Io sono pronta al dialogo. La violenza non porta a nessuna soluzione sostenibile e pacifica”.