Xinjiang: la popolazione han cresce più di quella uigura

Il divario (25 contro 16%) è dovuto alla forte migrazione han da altre parti del Paese. Esperti: è una conferma, Pechino vuole ridurre il peso demografico della minoranza musulmana. Governo cinese: nessun genocidio, lo sviluppo economico della regione spinge gli uiguri a sposarsi più tardi e a fare meno figli.


Pechino (AsiaNews) – Nello Xinjiang la popolazione han è cresciuta più di quella uigura. Maggioritari nel resto della Cina, dal 2010 al 2020 gli han sono aumentati del 25% nella regione autonoma. La minoranza turcofona di credo musulmano, che secondo buona parte della comunità internazionale è vittima di genocidio da parte del governo cinese, si è fermata invece a una crescita del 16%. Lo ha rivelato ieri il governo provinciale sulla base dei dati del censimento nazionale, pubblicato l’11 maggio, di cui però non si hanno ancora i risultati completi.

Dei 25,9 milioni di abitanti dello Xinjiang, 11,6 milioni sono uiguri e 10,9 milioni han. Secondo le autorità, l’incremento di quest’ultimi è dovuto alle migrazioni da altre parti del Paese. Per ricercatori e accademici indipendenti intervistati dal South China Morning Post, i numeri del censimento confermano le accuse rivolte a Pechino di voler ridurre il peso demografico delle minoranze musulmane della regione: la leadership cinese le considera incubatrici di gruppi separatisti e terroristi.

Secondo dati degli esperti e delle organizzazioni umanitarie, confermati dalle Nazioni Unite, le autorità cinesi detengono o hanno detenuto in campi di concentramento oltre un milione di uiguri, kazaki e kirghisi dello Xinjiang. Rivelazioni di media hanno messo in luce l’esistenza di campi di lavoro nella regione, dove centinaia di migliaia di persone sarebbero impiegate con la forza, soprattutto nella raccolta del cotone. Alcuni studiosi sostengono anche che il governo cinese stia conducendo una campagna locale di sterilizzazioni forzate per controllare la crescita della popolazione di origine uigura.

I cinesi negano ogni accusa. Essi affermano che quelli nello Xinjiang sono centri di avviamento professionale e progetti per la riduzione della povertà, la lotta al terrorismo e al separatismo. La linea ufficiale e che nella regione non vi è alcuna violazione dei diritti umani, e che popolazione han e minoranza di fede islamica vivono in armonia.

Per respingere l’accusa di genocidio (il tentativo di annientare un gruppo etnico), l’argomento usato dalla leadership comunista e da alcuni accademici cinesi è che la popolazione uigura è in aumento. Il censimento mostra però un tasso di crescita demografica in chiaro declino, soprattutto nel sud dello Xinjiang, dove si concentra la maggior parte della popolazione musulmana. Le autorità cinesi sostengono che il calo è causato dallo sviluppo economico dell’area, con uiguri e altre minoranze che scelgono di sposarsi più tardi e avere meno figli.

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