P. Ibrahim: il dramma dei cristiani di Aleppo

Il sacerdote racconta le difficoltà di una città alle prese con molte emergenze: alimentari, educative e sanitarie per il Covid. I prezzi sono in continuo aumento, le sanzioni disumane e la popolazione è alla fame. L’obiettivo di aprire una mensa calda per i più poveri. Ai giovani: in una fase critica, sposarsi è “un atto eroico di fede”. 


Aleppo (AsiaNews) - Dall’emergenza scuola alla crisi alimentare, dalla pandemia di Covid-19 al problema abitativo, soprattutto per le giovani coppie di sposi, sono molti i problemi che bloccano la possibile ripresa della Siria, nazione da oltre un decennio teatro di una guerra sanguinosa. È quanto scrive p. Ibrahim Alsabagh, 50enne francescano, guardiano e sacerdote della parrocchia latina di Aleppo, in una “Lettera agli amici” in cui racconta la situazione drammatica in cui vive ancora oggi la popolazione di quella che un tempo era la capitale economica e commerciale del Paese. Nella missiva, inviata ad AsiaNews, il parroco punta il dito contro le sanzioni che definisce “disumane” e “usate in modo ingiusto” con il solo risultato di “far soffrire tutti, soprattutto i più deboli”.

Le sanzioni, spiega il sacerdote, “colpiscono il corretto funzionamento degli ospedali e delle apparecchiature mediche, paralizzando” la sanità. A questo si aggiunge la “mancanza di elettricità” che porta oggi a “non poter accendere un condizionatore o un ventilatore”, come in inverno “non è possibile accendere il riscaldamento”. “La realtà - prosegue - è in lento peggioramento e diventa sempre più opprimente, rendendo le condizioni di vita molto difficili“. 

I prezzi, prosegue p. Ibrahim, “sono in continua crescita e la popolazione è alla fame”. Un esempio è il prezzo di frutta e verdura, con i prodotti di stagione “inaccessibili” per i più poveri. “Immaginate - scrive - che metà del salario mensile di un impiegato non basta per comprare pasta e verdure”. In risposta, la Chiesa “è tornata a promuovere la distribuzione di pacchi alimentari o di versare piccole somme di denaro per contribuire all’acquisto della spesa”. E il prossimo obiettivo è quello di “aprire una mensa calda” per i senzatetto o gli anziani più in difficoltà.

Come nel resto del Paese, ad Aleppo la situazione resta critica più per la fame e la mancanza di lavoro che per il Covid-19. Come denunciato da personalità della Chiesa siriana, fra cui il vicario apostolico di Aleppo e l’arcivescovo maronita di Damasco, alle misure punitive ordinarie si è aggiunto anche il Caesar Act, che colpisce la popolazione assieme all’inflazione. Una situazione che dà ancora più valore alla solidarietà di papa Francesco, con i suoi appelli per la pace.

In un periodo di emergenza globale innescata dal coronavirus, Aleppo e la Siria “hanno ricevuto un numero limitato di vaccini”, accusa il sacerdote, e i malati “preferiscono morire a casa, senza dire di essersi contagiati, anche perché non hanno denaro per pagare le cure”. “Purtroppo - prosegue - abbiamo nuovi infetti, e dunque nuovi morti, pochissime le persone immunizzate”. 

All’emergenza pandemica è collegata anche la chiusura “ormai da due anni” delle scuole e a una emergenza educativa “sempre più grave”. Alle stelle pure “i prezzi degli affitti” di case e appartamenti, “e le famiglie cristiane, soprattutto quelle nuove con figli, vivono in case affittate e dispongono di un numero assai limitato di risorse”. 

Per il futuro, la priorità dell’azione pastorale è rivolta ai giovani e alle coppie di sposi in una fase storica in cui “sposarsi è un atto eroico di fede”. “Dato che questi giovani sono il nostro futuro - conclude il sacerdote - essi sono diventati la nostra priorità: essi sono fra quanti hanno più bisogno di assistenza materiale e spirituale, perché si possano sentire amati, sostenuti, sicuri e per questo non sono soli”. Dal Getsemani a sant’Antonio da Padova, patrono della provincia del Medio oriente, passando per san Francesco, dal loro esempio troviamo la forza per proseguire la missione. 

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