Dramma siccità in Russia e Asia centrale
di Vladimir Rozanskij

Alcune regioni russe rischiano di perdere fino alla metà del raccolto. Kirghizistan e Tagikistan conservano la poca acqua dei propri fiumi a danno di Uzbekistan e Kazakistan. Il governo turkmeno ignora le difficoltà climatiche e celebra la cerimonia della “Tenda bianca”.


Mosca (AsiaNews) – Alcune regioni della Russia rischiano di perdere fino alla metà del raccolto per la prolungata siccità primaverile. Anche in Asia centrale la situazione è critica: i Paesi con i fiumi d’alto corso (Kirghizistan e Tagikistan) cercano di conservare l’acqua per le proprie necessità, lasciando a secco quelli del corso inferiore (Uzbekistan e Kazakistan).

Il ministero russo dell’Agricoltura, guidato da Dmitrij Patrušev, cerca di mantenersi ottimista, e per ora non intende rivedere le previsioni sul raccolto dei cereali, nonostante i dati preliminari mostrino un evidente ribasso. Se non vi saranno consistenti piogge, l’esito finale sarà un forte aumento del prezzo dei cereali: un danno enorme per un’economia già molto provata.

Se il caldo anomalo non diminuirà in modo consistente, già dalla prossima settimana nel Tatarstan sarà introdotto il regime di emergenza per i lavoratori del settore agrario. In questo senso si è espresso Rustam Minnikhanov, presidente della repubblica russa a ridosso degli Urali, con l’augurio “che entro il 30 giugno le cose cambino in meglio”. I tatari hanno perso la maggior parte del raccolto già nel 2010.

La situazione non è migliore nelle zone dell’Oltrevolga e in tutta la regione degli Urali, come informa il direttore della compagnia agraria “ProZerno” Vladimir Petričenko. Egli spiega che “in modo inaspettato va un po’ meglio solo a Saratov [città meridionale dell’Oltrevolga], dove di solito la siccità è peggiore. Vaste regioni come Baškiria, Uljanovsk, Orenburg, Čeljabinsk e Kurgan sono invece vicine alla catastrofe”.

In tutte queste zone le riserve acquifere sono esaurite; la siccità potrà influire anche sulla qualità del poco grano che si riuscirà a raccogliere, il quale non riesce a maturare e si secca già alle radici. Le piogge sono assenti da più di un mese (e scarse anche in quello precedente), mettendo a rischio tutte le colture di frumento vernino. Queste regioni appartengono a quella parte della Russia che viene chiamata “della Terra nera”, proprio per l’alta umidità che si conserva sempre nel terreno, che ora mostra un desolante colore grigiastro.

Nonostante gli incendi dei mesi scorsi in molte zone boschive, la Siberia orientale mostra al contrario dati più rassicuranti. La regione di Omsk si è appena risollevata dopo un lungo periodo di siccità e distruzioni. Prima di prendere misure drastiche per tutti i territori, si attende quindi il primo raccolto in tutta la parte orientale della Russia. I cambiamenti stagionali potrebbero riflettere ben più preoccupanti modifiche epocali del clima siberiano e della zona uralica.

In Uzbekistan la temperatura di giugno è oscillata tra i 38 e i 42 gradi, superando tutti i record dal 1811, anno in cui sono iniziate le misurazioni atmosferiche in Asia centrale. Si pensa che presto verrà battuto il record della massima temperatura a Taškent, quando i termometri hanno raggiunto i 44 gradi. In Tagikistan e Turkmenistan si è già arrivati a 45 gradi; nel sud del Kirghizistan, a Oš, i cittadini cercano rifugio nel canale che attraversa la città.

In tutto il Kirghizistan le riserve acquifere sono scese a 8,7 miliardi di metri cubi, rispetto al livello abituale di 19,5 miliardi. La riserva attinge in larga parte dal fiume Naryn, affluente del Syrdarja, il fiume più lungo di tutta l’Asia centrale, che dal Tagikistan si riversa in Uzbekistan e Kazakistan.

Le autorità kirghise pensano di chiudere la stazione idroelettrica di Toktogul. Essa produce il 40% di energia del Paese; la centrale rifornisce anche parte dell’Uzbekistan e del Kazakistan, che intendono scongiurarne la chiusura. Sono in corso varie trattative tra questi governi, cercando di scambiare energia elettrica con forniture d’acqua, per evitare una catastrofe generale.

Solo il Turkmenistan sembra voler ignorare le difficoltà climatiche. Lo scorso 23 giugno Gurbangul Berdymukhamedov ha inaugurato nel velayat di Lebapa la cerimonia della “Tenda bianca turkmena” (Türkmeniň ak öý). Nell’occasione, il presidente turkmeno ha costretto grandi folle a radunarsi sotto il sole cocente per canti e danze tradizionali, con scene teatrali dedicate al suo culto personale.

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