Papa: superare i pregiudizi per essere aperti alle sorprese di Dio

Ecco lo scandalo: l’incarnazione di Dio, la sua concretezza, la sua ‘quotidianità’. Dio si è fatto uomo, compagno di strada, uno di noi. E ci capisce, ci accompagna e ci perdona”. Francesco ha annunciato che dal 12 al 15 settembre si recherà in Slovacchia e che l’11 pomeriggio presiederà a Budapest la messa conclusiva del Congresso eucaristico internazionale.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Superare i pregiudizi, anche quello di non credere possibile che l’immensità di Dio si incarni nel “piccolo” figlio di un falegname, di preferire un dio lontano, che non si immischia o “dagli effetti speciali” a quello vicino, “quotidiano”. “Essere aperti alle sorprese di Dio”: papa Francesco ha commentato in questi termini, prima dell’Angelus, il passo del Vangelo (Mc 6,1-6) che racconta l’incredulità degli abitanti di Nazareth di fronte a Gesù che predica nella sinagoga.

E dopo la recita della preghiera mariana, alle migliaia di persone presenti in piazza san Pietro ha annunciato che dal 12 al 15 settembre si recherà in Slovacchia e che l’11 pomeriggio presiederà a Budapest la messa conclusiva del Congresso eucaristico internazionale. Non sarà, insomma, a quanto detto da Francesco, una viaggio in Ungheria, ma solo la chiusura del Congresso eucaristico.

In precedenza, parlando dell’atteggiamento dei compaesani di Gesù, ha osservato che si potrebbe dire “che essi conoscono Gesù, ma non lo riconoscono. In effetti, c’è differenza tra conoscere e riconoscere: possiamo conoscere varie cose di una persona, farci un’idea, affidarci a quello che ne dicono gli altri, magari ogni tanto incontrarla nel quartiere, ma tutto ciò non basta. Si tratta di un conoscere superficiale, che non riconosce l’unicità di quella persona. È un rischio che corriamo tutti: pensiamo di sapere tanto di una persona, e il peggio è che la etichettiamo e la rinchiudiamo nei nostri pregiudizi”.

Così è per gli abitanti di Nazareth nei confronti di Gesù: “lo conoscono da trent’anni e pensano di sapere tutto”, ma “in realtà, non si sono mai accorti di chi è veramente. Si fermano all’esteriorità e rifiutano la novità di Gesù”.

“Qui entriamo nel nocciolo del problema: quando facciamo prevalere la comodità dell’abitudine e la dittatura dei pregiudizi, è difficile aprirsi alla novità e lasciarsi stupire. Finisce che spesso dalla vita, dalle esperienze e perfino dalle persone cerchiamo solo conferme alle nostre idee e ai nostri schemi, per non dover mai fare la fatica di cambiare. E questo può succedere anche con Dio, proprio a noi credenti, a noi che pensiamo di conoscere Gesù, di sapere già tanto di Lui e che ci basti ripetere le cose di sempre. Questo non basta con Dio. Ma senza apertura alla novità e alle sorprese di Dio, senza stupore, la fede diventa una litania stanca che lentamente si spegne e diventa un’abitudine”.

Nell’incontro con Dio, invece, “dobbiamo trovare lo stupore”.

Alla fine, perché i compaesani di Gesù non lo riconoscono e non credono in Lui? Qual è il motivo? “Possiamo dire, in poche parole, che non accettano lo scandalo dell’Incarnazione. È scandaloso che l’immensità di Dio si riveli nella piccolezza della nostra carne, che il Figlio di Dio sia il figlio del falegname, che la divinità si nasconda nell’umanità, che Dio abiti nel volto, nelle parole, nei gesti di un semplice uomo. Ecco lo scandalo: l’incarnazione di Dio, la sua concretezza, la sua ‘quotidianità’. Dio si è fatto uomo, compagno di strada, uno di noi. E ci capisce, ci accompagna e ci perdona”.

“In realtà, è più comodo un dio astratto e distante, che non si immischia nelle situazioni e che accetta una fede lontana dalla vita, dai problemi, dalla società. Oppure ci piace credere a un dio ‘dagli effetti speciali’, che fa solo cose eccezionali e dà sempre grandi emozioni. Invece, Dio si è incarnato: umile, tenero, nascosto, si fa vicino a noi abitando la normalità della nostra vita quotidiana. E allora, come i compaesani di Gesù, rischiamo che, quando passa, non lo riconosciamo. Torno a ire quella bella frase di sant’Agostino: ho paura del Signore quando passa. Paura di non riconoscerlo”.

Nella preghiera, ha concluso, “chiediamo alla Madonna, che ha accolto il mistero di Dio nella quotidianità di Nazareth, di avere occhi e cuore liberi dai pregiudizi e aperti allo stupore, alle sorprese di Dio, alla Sua presenza umile e nascosta nella vita di ogni giorno”.

Dopo la preghiera mariana, Francesco, si è detto preoccupato per la situazione in Africa meridionale, e per le tensioni e violenze in eSwatini, l’ex Swaziland, dove da diverse settimane sono in corso manifestazioni di protesta, chiedendo “uno sforzo per il dialogo, la riconciliazione”.

A proposito del viaggio in Slovacchia, infine, il direttore della Sala Stampa Vaticana, Matteo Bruni ha precisato che “Papa Francesco sarà a Budapest in occasione della Santa Messa conclusiva del 52esimo Congresso Eucaristico Internazionale; successivamente, dal 12 al 15 settembre 2021, si recherà in Slovacchia, visitando le città di Bratislava, Prešov, Košice e Šaštin. Il programma del viaggio sarà pubblicato a suo tempo". 

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