Oltre Hormuz: Teheran apre un terminal petrolifero nel Golfo di Oman

Per il presidente uscente Rouhani l’obiettivo è “evitare lo Stretto” oggi “strategicamente vulnerabile”. Il nuovo terminal mostra “il fallimento” delle sanzioni Usa. Ministro del Petrolio: investimento da due miliardi di dollari. Raggiunto un accordo sulla produzione di greggio fra i Paesi Opec+. 


Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Teheran ha aperto il suo primo terminal petrolifero nel Golfo di Oman, per bypassare lo Stretto di Hormuz fonte per decenni di scontri e tensioni internazionali che hanno determinato un picco nei prezzi del greggio. La conferma è arrivata ieri dal presidente Hassan Rouhani, secondo cui l’operazione intende consentire alle navi della Repubblica islamica di “evitare lo stretto” definito “strategicamente vulnerabile”. 

In uno degli ultimi discorsi televisivi alla nazione il leader uscente ha parlato di “una mossa strategica e un passo importante per l’Iran”, perché “garantirà continuità delle esportazioni petrolifere”. “Questo nuovo terminal per l’esportazione di greggio - ha aggiunto - mostra il fallimento delle sanzioni di Washington” contro il Paese. 

Secondo Rouhani, Teheran intende esportare almeno un milione di barili al giorno (bpd) di petrolio da Bandar-e Jask, un porto sulla costa iraniana del Golfo di Oman, appena a sud dello stretto di Hormuz. In passato i leader della Repubblica islamica hanno minacciato di bloccare lo Stretto in caso di forti restrizioni delle esportazioni legate alle sanzioni statunitensi, che hanno registrato una stretta tre anni fa sotto la presidenza Trump e l’abbandono dell’accordo nucleare (Jcpoa).

Teheran e l’attuale amministrazione Usa guidata da Joe Biden hanno avviato trattative indirette a Vienna, nel tentativo di rilanciare l’accordo che ha sancito la revoca di buona parte delle sanzioni statunitensi in cambio di un freno al programma nucleare degli ayatollah. “L’attuazione del progetto di trasferimento del greggio dal porto di Goreh-Jask è avvenuta grazie ad un investimento di circa due miliardi di dollari” ha affermato il ministro iraniano del petrolio Bijan Zanganeh.

Intanto in questi giorni alcuni fra i maggiori Paesi produttori hanno raggiunto un accordo per un aumento delle estrazioni di petrolio. Il 18 luglio scorso, infatti, le 23 nazioni dell'Opec+ hanno raggiunto un accordo che prevede un aumento mensile pari a 400mila barili al giorno in media, a partire da agosto, innalzando così la produzione mondiale del 2% entro la fine dell’anno. Il cartello petrolifero comprende i 13 membri Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio), tra cui Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, più altri 10 importanti produttori, inclusa la Russia.

Le trattative nei mesi scorsi avevano inasprito lo scontro fra Riyadh e Abu Dhabi, che si opponeva all’estensione del patto a fine 2022 per poter aumentare la propria produzione e ridefinire le regole fissate in via temporanea dall’Opec.Il compromesso è stato raggiunto concedendo agli Emirati di aumentare la propria quota a partire dal prossimo aprile in cambio del loro assenso all’estensione del patto fino a fine 2022. Secondo l’accordo, accolto con favore dai mercati e che ha determinato un calo immediato dei prezzi, anche Arabia Saudita, Russia, Kuwait e Iraq aumenteranno la propria quota di produzione.

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