Mosca vende aerei da guerra ai generali birmani
di Vladimir Rozanskij

Consegnati caccia multiruolo Sukhoi Su-30SME e aerei militari d’addestramento. Dopo la Cina, la Russia e il principale fornitore di armi a Naypyidaw. Come i cinesi, i russi sostengono la giunta golpista di Min Aung Hlaing. I vertici militari birmani si affidano al Cremlino per bilanciare l’influenza di Pechino.


Mosca (AsiaNews) – Nei giorni scorsi la Russia ha consegnato al Myanmar una partita di aerei da caccia multiruolo Sukhoi Su-30SME e di aerei militari d’addestramento, un contratto firmato da qualche mese. Lo ha rivelato nel weekend a Interfax il capo del Servizio federale per la cooperazione militare, Dmitrij Šugaev.

Secondo Šugaev, “la fornitura di queste tecnologie permetterà di rafforzare in modo molto significativo le capacità dell’aviazione bellica del Myanmar”. Durante il Salone dell’aeronautica Maks-2021, alla presenza di Vladimir Putin, egli ha spiegato che “Naypyidaw rimane uno dei partner fondamentali della Russia nel sud-est asiatico”.

Il Myanmar usa già da tempo gli aerei russi Mig-29 e Jak-130; i due Paesi hanno una stretta collaborazione in ambito militare, come ha confermato il capo dell’agenzia russa di commercio bellico Rosoboronexport, Aleksandr Mikheev. Secondo il Sipri, tra il 2011 e il 2020 Mosca ha venduto armi a Naypyidaw per 649 milioni di euro. Con vendite pari a 1,2 miliardi di euro, la Cina è il primo fornitore di armamenti al Myanmar.

La Russia sostiene in modo attive le Forze armate del Myanmar, che il primo febbraio hanno preso il potere con un colpo di Stato militare guidato dal generale Min Aung Hlaing. I russi (come i cinesi) hanno rifiutato di condannare l’azione, sostenendo che il Tatmadaw (l’esercito birmano) è l’unica forza in grado di garantire l’unità e la pace del Paese multietnico. Usa, Unione europea e Gran Bretagna hanno imposto invece sanzioni contro i responsabili del golpe.

Il vice ministro della Difesa russo Aleksandr Fomin si è recato a Naypyidaw in marzo. Egli ha condotto trattative con i capi militari locali, presenziando anche alla parata in onore dei 76 anni dall’istituzione delle Forze armate birmane. Il ministro della Difesa Sergej Šojgu, uno degli uomini più vicini al presidente Putin, aveva visitato il Myanmar a gennaio, firmando già allora diversi accordi per la consegna di sistemi missilistici antiaerei a corto raggio Pantsir-C1, di droni da ricognizione Orlan-10E e di stazioni di radio-localizzazione. Una delegazione militare del Myanmar si è recata il mese scorso in Russia per apprendere le tecniche di produzione del Pantsir, accompagnata dallo stesso Aung Hlaing e dal capo dell’aeronautica militare Maung Maung Kiaw.

La cooperazione militare con la Russia serve al Myanmar per bilanciare (almeno in parte) il preponderante influsso della Cina sulla vita politica del Paese, di cui è il maggior partner commerciale e il principale investitore. Il Myanmar è parte integrante della Belt and Road Initiative, il megaprogetto infrastrutturale di Xi Jinping per rendere Pechino il perno del commercio mondiale.

Nel suo viaggio in Russia, Aung Hlaing si era lamentato per le interferenze “di uno Stato straniero” nel sostegno alle minoranze etniche ribelli al confine settentrionale del Myanmar”, che si affaccia sulla provincia cinese dello Yunnan. L’equilibrio tra l’influsso cinese e quello russo è un gioco politico che il Myanmar cerca di portare avanti fin dagli anni ’90.

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