In salvo la famiglia cristiana afghana della denuncia di AsiaNews
di Giorgio Bernardelli

Arrivati oggi a Roma nel ponte aereo da Kabul allestito dall'Italia. A partire dall'appello di Ali Ehsani diffuso dalla nostra agenzia la Fondazione Meet Human ha deciso di farsi carico di questo gruppo di "fedeli nascosti" che aveva già visto in questi giorni sparire nel nulla il padre. "È una goccia nel mare, ma il mare è fatto di gocce”.


Roma (AsiaNews) - “Si spostano di zona in zona, vogliono lasciare il Paese ma non hanno nessuno che li aiuti. Sto cercando un canale umanitario che si mobiliti per loro”. Poco più di una settimana fa - quando ancora nessuno immaginava che Kabul stessa sarebbe caduta in poche ore nelle mani dei talebani - su AsiaNews lanciavamo la denuncia di Ali Ehsani, esule afghano e scrittore, sulle violenze contro i “cristiani nascosti”. Di fronte all'avanzata dei talebani Ehsani si faceva voce del dramma di quegli afghani che tra mille difficoltà e in maniera clandestina vivono la propria fede in Gesù in un Paese dove - già prima della catastrofe di queste ore - il cristianesimo era ammesso solo come religione degli stranieri.

Lui stesso cristiano, fuggito dall'Afghanistan negli anni Novanta a soli 8 anni insieme al fratello dopo aver visto i genitori uccisi e la casa rasa al suolo, riviveva la sua storia in quella di una famiglia di Kabul con cui è in contatto da mesi: “Da due giorni - raccontava - non hanno più notizie del padre, anche la moglie e i cinque figli sono in pericolo, devono averli scoperti”.

Se torniamo a parlare di questa storia è perché, nella grande tragedia che l'Afghanistan sta vivendo, possiamo dire che almeno P.G., i suoi figli e alcuni altri parenti stretti ora sono in salvo. Sono sbarcati oggi a Roma all'aeroporto di Fiumicino in uno dei voli del ponte aereo con Kabul organizzato dall'Italia per mettere in salvo i nostri connazionali e gli afghani a rischio. “Portano con sé tutto il dolore per quanto hanno lasciato alle spalle - racconta Ali Ehsani -. Del padre non hanno più ricevuto alcuna notizia e i giorni trascorsi ormai sono diventati dieci. Ma restare a Kabul per loro sarebbe stato troppo pericoloso”.

A rendere possibile la loro evacuazione è stato l'impegno di chi ha letto l'articolo di AsiaNews e ha deciso di non rimanere indifferente. Poche ore dopo la pubblicazione siamo stati contattati dalla Fondazione Meet Human - l'ultimo nato tra i rami della Fondazione San Michele Arcangelo di Bergamo - che si dedica alla solidarietà in alcuni Paesi in via di sviluppo attraverso l'educazione e il lavoro. “Abbiamo visto questa storia: sarà difficilissimo, ma se volete proviamo ad attivarci per loro”, ci ha detto il presidente Daniele Nembrini. L'abbiamo messo immediatamente in contatto con Ali Ehsani, che nel frattempo continuava anche lui a bussare a ogni porta per queste persone con cui restava costantemente in contatto in Afghanistan, condividendone l'angoscia.

Grazie all'impegno della Fondazione Meet Human a farsi carico personalmente in Italia di questo gruppo di persone che comprende 8 minori, la famiglia cristiana di Kabul è stata inserita dalle autorità italiane negli elenchi delle persone da portare in salvo. Restava, però, il problema di farla entrare nell'aeroporto di Kabul, operazione riuscita giovedì grazie alle informazioni fornite da Ali e all'impegno dei militari italiani. Oggi l'arrivo a Roma dove adesso li attende la quarantena in una struttura dell'esercito, prima dell'inizio del percorso con Meet Human. “Il nostro grazie per questo complicato e impegnativo salvataggio - commenta Nembrini - va alle istituzioni militari e civili italiane e alle tante persone che si sono adoperate per il buon esito dell’operazione. È una goccia nel mare, ma il mare è fatto di gocce”.

Quanto a noi di AsiaNews questa storia ci ha ricordato ancora una volta l'importanza di farci voce di chi non ha voce, ma anche quanto siano straordinari i nostri lettori. Nella consapevolezza che il dramma dei “cristiani nascosti” di Kabul non finisce con questa famiglia. “Ora loro dovranno provare a superare la paura e la sofferenza per quanto hanno vissuto - ci diceva oggi Ali Ehsani -. Ma ci sono certamente tante altre famiglie come questa che rimangono a Kabul”. A noi il compito di non dimenticarli.

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