Kurdistan: il sobborgo cristiano di Ankawa diventa distretto con pieni poteri

A dare l’annuncio il primo ministro Barzani durante una visita nell’area. La formalizzazione della decisione dopo le elezioni parlamentari irachene del 10 ottobre. Mons. Warda: una decisione “importante” e “strategica” per mantenere la presenza cristiana. E per i vertici della regione autonoma un modo per attivare investimenti esteri. 


Erbil (AsiaNews) - Ankawa, il sobborgo cristiano di Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, che in passato ha accolto migliaia di famiglie cristiane fuggite da Mosul e dalla piana di Ninive per l’ascesa dello Stato islamico (SI, ex Isis) è distretto amministrativo a tutti gli effetti. A comunicare la decisione è stato Masrour Barzani, primo ministro della regione autonoma nel nord dell’Iraq, durante una visita nell’area compiuta lo scorso 4 ottobre. Un riconoscimento significativo, accolto con favore dallo stesso arcivescovo della capitale curda: “È una decisione molto importante”, sottolinea mons. Bashar Matti Warda, e una mossa “strategica” per mantenere la presenza cristiana nella regione e investire nella sua comunità. 

La scelta di accrescere il grado di autonomia e rappresentatività di quello che un tempo era un sobborgo (cristiano) è condivisa dal ministero degli Interni del Kurdistan, dal governatore di Erbil e dal Consiglio provinciale locale. Con la nuova denominazione, Ankawa passa sotto il “controllo amministrativo” dei suoi abitanti cristiani - la gran parte in fuga da persecuzioni dalla piana di Ninive, dall’Iraq e dalla Siria - e diventerà “il più grande distretto cristiano del Medio oriente”. 

Da sotto-distretto a distretto a tutti gli effetti, dunque, con i residenti che potranno votare funzionari e rappresentanti, i loro amministratori, assumere il controllo della sicurezza e beneficiare, a differenza del passato, di un sindaco con “autorità diretta”. Per le massime cariche del Kurdistan, che già in passato avevano aperto le porte ai cristiani durante l’ascesa dell’Isis, l’obiettivo è mostrare alla comunità internazionale la sicurezza della regione per cristiani (e non), attirando così investimenti e occasioni di sviluppo in chiave economica.

Durante la visita, Barzani ha parlato di Ankawa come di una casa per “la coesistenza sociale e religiosa” e un “luogo per la pace. Esso - ha proseguito - è diventato un centro per molti dei nostri fratelli e sorelle cristiani, che hanno dovuto abbandonare i luoghi o le regioni di origine per una svariata serie di motivi”. Una notizia accolta con gioia e soddisfazione dagli stessi abitanti, che hanno usato i social per sottolineare come nel Kurdistan iracheno “tutti i gruppi religiosi e le etnie possono beneficiare di diritti e cittadinanza” nel “rispetto e piena libertà”.

La formalizzazione della decisione di concedere il controllo amministrativo ad Ankawa, in cui sorgono diverse chiese e una università cattolica, oltre a un seminario, avverrà dopo le elezioni parlamentari irachene in programma il 10 ottobre. L’arcivescovo caldeo di Erbil ha ricordato come i cristiani siano stati spesso vittime in passato dei “danni collaterali” delle decennali violenze settarie. La loro condizione era peggiorata con la caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003, ma “hanno trovato in Ankawa un luogo di coesistenza e di prosperità economica e sociale”. Mons. Warda ha rilanciato l’appello di restare in Iraq e nel Kurdistan: “Stiamo cercando - ha detto il prelato a Kurdistan24 - di attuare molti progetti come scuole, università e ospedali […] La nostra fiducia nel futuro del Kurdistan ci spinge a incoraggiare i cristiani non solo a rimanere, ma anche a investire in questa regione”. 

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