Il 15 maggio sarà santo Devasahayam, il martire che predicò l'uguaglianza dei dalit
di Nirmala Carvalho

Il Vaticano ha stabilito la data della canonizzazione del funzionario di corte del Tamil Nadu, proveniente da un'alta casta, che diventerà il primo laico indiano santo. Mons. Machado: "Si fece povero per la salvezza dei poveri". P. Bosco: "Le caste dividono ancora: è importante che la sua figura unisca tutti".


Mumbai (AsiaNews) - Tra i 7 nuovi santi che verranno canonizzati a Roma da papa Francesco il 15 maggio c’è anche Lazzaro Devasahayam, il primo laico indiano a ricevere questo riconoscimento da parte della Chiesa cattolica. La data è stata comunicata ieri dal Vaticano dopo che lo scorso 3 maggio il via libera alla canonizzazione era già stato annunciato in un Concistoro ordinario pubblico. La cerimonia sarà la stessa durante la quale sarà canonizzato Charles de Foucauld.

Devasahayam nacque il 23 aprile 1712 nel villaggio di Nattalam, nel Tamil Nadu. Di famiglia di casta elevata e induista, intraprese la carriera militare divenendo ministro del regno di Travancore come funzionario del palazzo reale. Nel 1741 conobbe il cristianesimo tramite un prigioniero cattolico francese. Il 14 maggio 1745 ricevette il battesimo e prese il nome di Lazzaro. Nella sua proclamazione del Vangelo convertì molte persone. Lui - proveniente da un gruppo privilegiato - insisteva sull’uguaglianza tra tutte le persone, indipendentemente dalla casta. Questo sucsitò feroci opposizioni: dopo ripetuti tentativi di fargli abbandonare la fede cristiana, fu arrestato e torturato in pubblico. Infine venne fucilato a Aralvaimozhy, dove era stato condotto in segreto, il 14 gennaio 1752. Il 2 dicembre 2012 è stato proclamato beato in una cerimonia tenuta nella diocesi di Kottar in una celebrazione a cui presero parte più di 100mila cattolici provenienti da tutta l’India.

L’arcivescovo Felix Machado, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cbci) commenta ad AsiaNews: “La canonizzazione di Devasahayam rappresenta un momento storico per l’India. Questo nuovo santo si fece povero per la salvezza dei poveri e li ha amati, proprio come ci dice papa Francesco. Per noi indiani è un invito a imitarlo. A molti di noi che hanno ricevuto la fede dai propri antenati, la testimonianza di Devasahayam ricorda che il Vangelo è un tesoro da scoprire e al quale dedicare tutta la vita”.

Anche il gesuita A.X.J. Bosco, che è nativo del Tamil Nadu ed è impegnato in prima persona per i diritti dei dalit, sottolinea in particolare un aspetto: “Sono molto felice che come santo verrà chiamato semplicemente Devasahayam, lasciando cadere l’altro nome Pillai che rimandava alla sua casta d’origine. Questo tipo di discriminazione - contraria all’insegnamento di Gesù e alla Costituzione indiana - crea tuttora divisioni anche tra i cristiani, permettendo agli uni di sfruttare gli altri. Ringraziamo Dio di poter avere un santo che unisce tutti. Devasahayam trattava tutti allo stesso modo e si dava da fare per la promozione dei dalit: per questo è stato perseguitato e ucciso. La sua testimonianza sia d’esempio per tutti noi”.

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