Ancora futuro di stagnazione per l’economia russa
di Vladimir Rozanskij

La maggioranza degli imprenditori non ha fiducia nello Stato. Corruzione diffusa, burocrazia, controllo governativo e sistema giudiziario inefficiente sono i principali problemi. Nei prossimi anni prevista una crescita annua del Pil sotto il 3% prefissato dal governo.


Mosca (AsiaNews) – In Russia la maggioranza degli imprenditori non ha fiducia nello Stato, dubita del sistema giudiziario e non crede nei “balzi” di crescita economica, annunciati con enfasi dalle autorità come “superiori alla media mondiale”. Sono i dati raccolti dalla sezione locale della società di consulenze PwC (PricewaterhouseCoopers), sulla base di un sondaggio condotto a ottobre e novembre tra oltre mille dirigenti di compagnie russe, dalle più grandi alle più piccole, pubblicato da finanz.ru.

Nel 2018 il presidente Vladimir Putin aveva annunciato un ambizioso pacchetto di progetti nazionali, allo scopo di far riemergere l’economia dalla stagnazione, sconfiggere la povertà e ottenere un impetuoso sviluppo del settore produttivo. Putin intendeva così reagire alla peggiore contrazione economica del suo periodo al potere, gravato negli ultimi anni dalle sanzioni economiche seguite al conflitto con l’Ucraina, e agli effetti della crisi economica globale. Finora, però, di risultati se ne sono visti assai pochi, anche per via delle limitazioni pandemiche.

Le risposte dei dirigenti d’azienda “per lo più ricalcano quelle di tre anni fa”, constata il direttore della PwC russa Igor Lotakov. Anche se la bilancia commerciale è cresciuta del 35-40%, la maggioranza degli intervistati continua a non riporre fiducia nei progetti statali. L’87% si lamenta che fare affari in Russia “è complicato” o addirittura “molto difficile”, per l’alta pressione fiscale, la legislazione instabile, le barriere amministrative e la burocrazia, e anche per le pressioni da parte dello Stato e degli organi di controllo. Oltre il 60% sostiene che nel Paese è molto alto il tasso di criminalità economica, e ancor di più denunciano la diffusa corruzione in tutti gli ambiti pubblici e privati.

In tali condizioni è molto difficile raggiungere e superare i livelli dell’economia mondiale come vorrebbe il presidente, con il plauso servile dei funzionari statali. Solo il 7% degli intervistati crede che la Russia potrà competere a livello mondiale. La metà circa ritiene che l’economia russa continuerà a rimanere molto indietro rispetto alla media del Pil globale, e un terzo spera che si possa almeno avvicinarsi a quei livelli.

Il ministero dello Sviluppo economico si attende una crescita minima del 3% annuo per il 2022-2024, ma nessuno degli operatori condivide il suo ottimismo. Tale pessimismo è condiviso dai grandi istituti internazionali, le banche d’investimento e le compagnie russe del settore. Il Fondo monetario internazionale ammette un possibile 2,9% per l’anno prossimo, per scendere al 2% nel 2023, 1,8% nel 2024, 1,7% nel 2025 e 1,6% nel 2026.

Un altro sondaggio, svolto dalla Scuola superiore di economia, propone un quadro piuttosto complesso. Tra gli intervistati vi sono sei banche straniere d’investimento, sette centri di ricerca e alcune grandi compagnie russe, insieme a due istituti dell’Accademia russa delle scienze. Nel complesso essi non prevedono una crescita annua a lungo termine oltre il 2%, anche se ammettono un 2,5% per l’anno prossimo, favorito dai bassi livelli di riferimento dell’anno in corso.

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