Giava orientale, almeno 14 vittime per l’eruzione del vulcano Semeru
di Mathias Hariyadi

Secondo la Protezione civile si registrano anche 98 feriti e un migliaio di sfollati, ma il bilancio è destinato a salire. Le operazioni di soccorso ostacolate da fumo, ceneri e lapilli. Crollato il ponte che collega Lumajang e Malang, isolati numerosi villaggi. La Caritas in campo per gli aiuti. 


Jakarta (AsiaNews) - È salito a 14 il bilancio delle vittime, tuttora provvisorio, della improvvisa e massiccia eruzione del vulcano Semeru, nei distretti di Lumajang e Malang, nella provincia indonesiana di Giava orientale. Il 4 dicembre scorso, senza “alcun segnale di allerta” preventivo lanciato dalle autorità locali, dal cratere sono fuoriusciti ceneri e lapilli che si sono riversati in ampie zone dell’area circostante. Un migliaio di persone hanno abbandonato in tutta fretta le loro abitazioni costruite sulle pendici della montagna, in preda al panico. 

Dalla bocca del vulcano sono uscite colonne di fumo e di polvere che si sono sparse per oltre 12 chilometri, mentre si sprigionavano gas irritanti e la lava colava lungo i fianchi. Su tutta la zona è calata l’oscurità più totale, a causa dello spesso strato di fumo e polvere che ha invaso l’atmosfera. Interrotta la fornitura di energia elettrica per il cedimento dei pali dell’alta tensione. Collassato anche il ponte Gladak Perak che collega le città di Lumajang e Malang, isolando numerosi villaggi del sotto-distretto di Pronojiwo e ostacolando le operazioni dei soccorritori. 

La maggior parte delle 14 vittime accertate sono minatori dediti all’estrazione di sabbia dal fiume, sommersi da cumuli di cenere e fango. Diversi villaggi sono stati interamente ricoperti dalla polvere vulcanica, causando la morte di gran parte del bestiame. La Protezione civile locale parla di almeno 98 feriti e 902 persone evacuate, ora ospitate in rifugi temporanei; in una nota alla popolazione gli esperti raccomandano una distanza di sicurezza di almeno 5 km dal cratere.

Interpellato da AsiaNews mons. Henricus Pidyarto Gunawan, vescovo di Malang, riferisce che gli attivisti della Caritas sono già all’opera per portare soccorso alla popolazione colpita. Allertati i due centri anti-crisi situati presso la parrocchia di Maria regina della pace a Lumajang e quella di Maria assunta in cielo di Tumpang. Padre Nugie O.Carm, responsabile delle operazioni di aiuto e soccorso, riferisce che l’attenzione è concentrata sul migliaio di persone “isolate nel sotto-distretto di Pronojiwo, a causa del cedimento del ponte Gladag Perak”.

L’Indonesia, che sorge sul cosiddetto “Ring of Fire”, l’anello di fuoco sismico del Pacifico, è spesso vittima di terremoti, eruzioni vulcaniche e tsunami mortali. Nel 2018 una scossa di magnitudo 7.5 e il conseguente tsunami hanno provocato 4.300 vittime tra morti e dispersi. Nel 2004 un sisma di magnitudo 9.1 - con epicentro al largo di Sumatra - ha scatenato un gigantesco tsunami che ha ucciso 220mila persone nella regione dell’Oceano Indiano, 170mila nella sola Indonesia. 

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