Papa: 'Cari sposi nel tempo della pandemia'

Francesco all'Angelus nella festa della Sacra Famiglia: "Per custodire l’armonia in famiglia bisogna combattere la dittatura dell’io". E agli sposi consegna una lettera scritta nell'anno "Famiglia Amoris Laetitia" per riflettere insieme anche sull'esperienza del Covid-19 vissuta nelle case. Un pensiero a chi nella convivenza forzata dalla quarantena ha sperimentato conflitti: "Il Signore vi ispirerà come andare avanti. Non dimenticate che il perdono risana ogni ferita"


Città del Vaticano (AsiaNews) - "Per custodire l’armonia in famiglia bisogna combattere la dittatura dell’io". È la raccomandazione che papa Francesco ha consegnato ai fedeli radunati oggi in piazza San Pietro per la recita della preghiera dell'Angelus nella festa della Sacra Famiglia. "È pericoloso - ha detto - quando, invece di ascoltarci, ci rinfacciamo gli sbagli; quando, anziché avere gesti di cura per gli altri, ci fissiamo nei nostri bisogni; quando, invece di dialogare, ci isoliamo con il telefonino; quando ci si accusa a vicenda, ripetendo sempre le solite frasi, inscenando una commedia già vista dove ognuno vuole aver ragione e alla fine cala un freddo silenzio".

Parole che si ricollegano a un lettera che proprio oggi il pontefice ha diffuso e che è indirizzata agli sposi in occasione dell'anno "Famiglia Amoris laetitia" che la Chiesa sta celebrando e si concluderà il 22 giugno 2022 con il X Incontro mondiale delle famiglie a Roma. Questa lettera - ha spiegato il papa dopo la recita dell'Angelus - "vule essere il mio regalo di Natale per voi sposi: un incoraggiamento, un segno di vicinanza e anche un’occasione di meditazione. È importante riflettere e fare esperienza della bontà e della tenerezza di Dio che con mano paterna guida i passi degli sposi sulla via del bene". Papa Francesco ha aggiunto anche un pensiero sul problema dell'inverno demografico: "Sembra che tanti hanno perso l’aspirazione di andare avanti con figli e tante coppie preferiscono rimanere senza o con un figlio soltanto. Facciamo tutti il possibile per riprendere una coscienza, per vincere questo inverno demografico che va contro le nostre famiglie contro la nostra patria, anche contro il nostro futuro."

Nel testo Francesco invita gli sposi a riflettere sull'esperienza particolare vissuta in questi mesi segnati dal Covid-19. “Sempre - scrive - ho tenuto presenti le famiglie nelle mie preghiere, ma ancora di più durante la pandemia, che ha messo tutti a dura prova, specialmente i più vulnerabili. Il momento che stiamo attraversando mi porta ad accostarmi con umiltà, affetto e accoglienza ad ogni persona, ad ogni coppia di sposi e ad ogni famiglia nelle situazioni che ciascuno sta sperimentando”.

Parte dalle parole con cui il Signore chiama Abramo a uscire dalla sua terra e dalla casa di suo padre verso una terra sconosciuta (cfr. Gen 12,1). “Anche noi - commenta - abbiamo vissuto più che mai l’incertezza, la solitudine, la perdita di persone care e siamo stati spinti a uscire dalle nostre sicurezze, dai nostri spazi di 'controllo', dai nostri modi di fare le cose, dalle nostre ambizioni, per interessarci non solo al bene della nostra famiglia, ma anche a quello della società, che pure dipende dai nostri comportamenti personali”. Una situazione che, in fondo, ha riportato ogni famiglia all’origine della sua vocazione: “Come Abramo – scrive il Papa - ciascuno degli sposi esce dalla propria terra fin dal momento in cui, sentendo la chiamata all’amore coniugale, decide di donarsi all’altro senza riserve. Così, già il fidanzamento implica l’uscire dalla propria terra, poiché richiede di percorrere insieme la strada che conduce al matrimonio. Le diverse situazioni della vita – il passare dei giorni, l’arrivo dei figli, il lavoro, le malattie – sono circostanze nelle quali l’impegno assunto vicendevolmente suppone che ciascuno abbandoni le proprie inerzie, le proprie certezze, gli spazi di tranquillità e vada verso la terra che Dio promette: essere due in Cristo, due in uno. Un’unica vita, un 'noi' nella comunione d’amore con Gesù, vivo e presente in ogni momento della vostra esistenza”.

Il papa ricorda come i figli osservino i genitori cercando “la testimonianza di un amore forte e affidabile”, riconosce che educare i figli non è facile, ma non va dimentiato "che anche loro ci educano”. Richiama l’importanza della corresponsabilità delle famiglie alla vita della Chiesa, dove sono chiamate a portare tutta la loro creatività, gettando “ponti tra le generazioni per trasmettere i valori che costruiscono l’umanità”. “La vocazione al matrimonio – scrive ancora il papa - è una chiamata a condurre una barca instabile – ma sicura per la realtà del sacramento – in un mare talvolta agitato. Quante volte, come gli apostoli, avreste voglia di dire, o meglio, di gridare: ‘Maestro, non t’importa che siamo perduti?’ (Mc 4,38). Non dimentichiamo che, mediante il Sacramento del matrimonio, Gesù è presente su questa barca. Egli si preoccupa per voi, rimane con voi in ogni momento, nel dondolio della barca agitata dalle acque. È importante – aggiunge ancora - che insieme teniate lo sguardo fisso su Gesù. Solo così avrete la pace, supererete i conflitti e troverete soluzioni a molti dei vostri problemi. Non perché questi scompariranno, ma perché potrete vederli in un’altra prospettiva”.

Francesco si sofferma poi su “alcune difficoltà e opportunità che le famiglie hanno vissuto in questo tempo di pandemia”. Cita “il tempo per stare insieme”, “opportunità unica per coltivare il dialogo in famiglia” ma che richiede anche “uno speciale esercizio di pazienza; non è facile stare insieme tutta la giornata quando nella stessa casa bisogna lavorare, studiare, svagarsi e riposare. Non lasciatevi vincere dalla stanchezza – raccomanda -  la forza dell’amore vi renda capaci di guardare più agli altri che alla propria fatica”. Richiamando ancora le tre parole: “permesso, grazie, scusa” suggerite da lui più volte agli sposi, aggiunge: “Non vergognatevi di inginocchiarvi insieme davanti a Gesù nell’Eucaristia per trovare momenti di pace e uno sguardo reciproco fatto di tenerezza e di bontà. O di prendere la mano dell’altro, quando è un po’ arrabbiato, per strappargli un sorriso complice”.

Il papa, però, sa anche che per alcune coppie la convivenza forzata della quarantena è stata particolarmente difficile, “generando conflitti che in molti casi sono diventati quasi insopportabili. Tanti hanno persino vissuto la rottura di una relazione in cui si trascinava una crisi che non si è saputo o non si è potuto superare. Anche a queste persone - scrive - desidero esprimere la mia vicinanza e il mio affetto”. “La rottura di una relazione coniugale – commenta - genera molta sofferenza per il venir meno di tante aspettative; la mancanza di comprensione provoca discussioni e ferite non facili da superare. Nemmeno ai figli è risparmiato il dolore di vedere che i loro genitori non stanno più insieme. Anche in questi casi, non smettete di cercare aiuto affinché i conflitti possano essere in qualche modo superati e non provochino ulteriori sofferenze tra voi e ai vostri figli. Il Signore Gesù, nella sua misericordia infinita, vi ispirerà il modo di andare avanti in mezzo a tante difficoltà e dispiaceri”. E aggiunge: “Non dimenticate che il perdono risana ogni ferita. Perdonarsi a vicenda è il risultato di una decisione interiore che matura nella preghiera, nella relazione con Dio, è un dono che sgorga dalla grazia con cui Cristo riempie la coppia quando lo si lascia agire, quando ci si rivolge a Lui".

Il papa ricorda anche le difficoltà dei giovani che si preparano al amtrimonio in questo tempo di pandemia, con “l’incertezza lavorativa ancora più grande”. “Invito i fidanzati – scrive - a non scoraggiarsi, ad avere il ‘coraggio creativo’ che ebbe san Giuseppe. Quando si tratta di affrontare il cammino del matrimonio, pur avendo pochi mezzi, confidate sempre nella Provvidenza, perché sono a volte proprio le difficoltà che tirano fuori da ciascuno di noi risorse che nemmeno pensavamo di avere”. Francesco rivolge un saluto speciale anche “ai nonni e alle nonne che nel periodo di isolamento si sono trovati nell’impossibilità di vedere i nipoti e di stare con loro; alle persone anziane che hanno sofferto in maniera ancora più forte la solitudine. La famiglia non può fare a meno dei nonni, essi sono la memoria vivente dell’umanità”.

Conclude con una preghiera: “San Giuseppe ispiri in tutte le famiglie il coraggio creativo, tanto necessario in questo cambiamento di epoca che stiamo vivendo, e la Madonna accompagni nella vostra vita coniugale la gestazione della cultura dell’incontro, così urgente per superare le avversità e i contrasti che oscurano il nostro tempo. Le tante sfide non possono rubare la gioia di quanti sanno che stanno camminando con il Signore. Vivete intensamente la vostra vocazione. Non lasciate che la tristezza trasformi i vostri volti. Il vostro coniuge ha bisogno del vostro sorriso. I vostri figli hanno bisogno dei vostri sguardi che li incoraggino. I pastori e le altre famiglie hanno bisogno della vostra presenza e della vostra gioia: la gioia che viene dal Signore”.