I cattolici del Kazakistan: preghiamo per la pace
di Stefano Caprio

Nonostante i disordini, i fedeli si sono riuniti per celebrare il Battesimo del Signore. Don Trezzani: disperati dalla provincia assoldati per assaltare i palazzi del potere ad Almaty. Durante gli scontri visti tagiki e uzbeki in città. Lotta di potere interna e disegno definito dietro la rivolta.


Roma (AsiaNews) – Nei giorni convulsi che vive il Kazakistan, le piccole comunità cattoliche sono in apprensione, ma senza particolari problemi, seguendo l’evolversi della situazione. Nella capitale Nur-Sultan non vi sono stati disordini, come confermano i cattolici della capitale, e domenica 9 gennaio in cattedrale la comunità si è riunita regolarmente per celebrare la festa del Battesimo del Signore, nonostante i divieti di assembramento che proibiscono di riunirsi in gruppi superiori a tre persone.

I kazaki assistono all’impressionante resa dei conti ai vertici del potere, dopo le dimissioni del governo, che dovrebbe essere sostituito con una nuova squadra l’11 gennaio. A tutti i livelli si constata un repulisti generale: dopo l’arresto del capo dei Servizi di sicurezza (Knb) Karim Masimov sembra cha sia stato trovato un colonnello morto nel suo appartamento. Secondo diversi osservatori è chiaro che non è finita, ed è assai difficile fare previsioni sul futuro del Paese.

Le incertezze sono confermate da un colloquio telefonico di AsiaNews (internet è ancora bloccato e viene connesso due ore di notte) con don Guido Trezzani (v. foto 1), missionario italiano da tanti anni in Kazakistan, dove dirige la Caritas di Almaty. La grande città meridionale di quasi due milioni di abitanti è stata l’epicentro degli scontri; don Guido racconta che “è stata raccolta una folla di disperati dai paesini e villaggi intorno”, come lui stesso ha avuto modo di constatare, vivendo in un “villaggio di bambini” in provincia, a 20 chilometri dalla metropoli.

I piccoli centri della provincia di Almaty sono stati il bacino di reclutamento dei disperati, raccolti da gente ben addestrata e armata fino ai denti, che offriva soldi per andare ad assaltare il centro della città e i palazzi del potere. Così è stata realizzata l’occupazione della residenza presidenziale, difesa da ragazzini dell’accademia militare travolti da persone inferocite e con armi in pugno di ogni genere: “Un’orda di 20mila e più persone non è una cosa che si può organizzare in un giorno, e neanche in una settimana”, dice don Guido. Anche se le notizie sono frammentate e impossibili da verificare, è apparso chiaro che ci fosse un disegno ben definito dietro la rivolta.

Le proteste per i rincari del gas, iniziati a ┼Żanaozen il 3 gennaio, erano con ogni probabilità spontanee, e hanno mobilitato autisti e lavoratori molto legati alla questione, anche se neppure di questo si può essere certi fino in fondo. Ad Almaty la protesta è stata cavalcata con un piano ben definito: “Si sono visti molti stranieri, per lo più dai Paesi vicini, come tagiki e uzbeki”, quindi era un disegno dall’esterno come ha accusato lo stesso presidente Tokaev.

Come ricorda don Guido, “è tornato in mente un episodio di un paio di anni fa, quando è esploso da queste parti un deposito di armi, molte delle quali sono state trafugate; c’era gente in giro con i kalašnikov e varie armi automatiche, che non si comprano in negozio”. Forse è davvero in atto una faida interna di potere, ora comunque tutto è sotto controllo anche per la presenza delle forze a guida russa della Csto (Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva). “Noi abbiamo comunque celebrato tutte le Messe, anche se molti sono rimasti a casa per paura”, conclude Trezzani.

Anche mons. Adelio Dell’Oro (v. foto 2), vescovo italiano di Karaganda, assicura che al di fuori di Almaty e di qualche altra città è tutto abbastanza tranquillo. “Noi preghiamo perché i problemi si risolvano pacificamente, perché la violenza e le rivoluzioni non hanno mai creato una società e un mondo nuovi”, ammonisce il vescovo. Egli racconta della solidarietà vissuta nella precarietà, visto che anche i telefoni non sempre funzionano: “Sono in contatto con Silvia e Lucia [due fedeli cattoliche] di Almaty, loro stanno bene, anche se la situazione non è tranquilla, perché da atti terroristici sono passati ad atti vandalici. Sfondano vetrine e rubano in molti posti”.

Mons. Dell’Oro spiega la preoccupazione per i bambini disabili seguiti al Almaty; sono privi di cibi speciali e di medicine di cui hanno bisogno. Le fedeli hanno chiesto la collaborazione del Centro di assistenza sociale del municipio. “Da noi – aggiunge il vescovo di Karaganda – fino al 19 gennaio c'è lo stato di emergenza, non si può uscire in strada dalle 23 alle 7; pregate anche voi, perché i problemi si risolvano con un vero dialogo, nella pace e nella giustizia per il bene comune".