Il clan Nazarbaev rimane padrone del Kazakistan
di Vladimir Rozanskij

Dopo le recenti proteste popolari la famiglia e i soci in affari dell’ex presidente kazako controllano ancora l’economia locale. In corso lotta interna all’elite al potere, con Russia e Cina che giocano la loro partita.


Mosca (AsiaNews) – Nonostante le proteste e il repulisti a livello istituzionale, la famiglia e i soci in affari dell’ex presidente Nursultan Nazarbaev continuano a controllare l’economia del Kazakistan, uno dei Paesi più floridi dell’Asia centrale.

Cinque kazaki sono entrati nella lista delle persone più ricche del mondo, pubblicata annualmente da Forbes. Si tratta della figlia di Nazarbaev, Dinara, e di suo marito Timur Kulybaev; sono proprietari della Banca Popolare, la più importante della nazione, e molto inseriti nel settore petrolifero. Poi vi è un “consigliere” dell’ex presidente kazako, Bulat Utemuratov, attivo in molti settori. È padrone degli hotel Ritz-Carlton a Nur-Sultan, Mosca e Vienna e della catena Burger King in Kazakistan.

Il quarto nome è quello di Vladimir Kim, il più ricco uomo del Paese, con le sue aziende minerarie Kaz Minerals, chiamato anche il “portafoglio di Nazarbaev”, per il quale avrebbe comprato un sontuoso immobile a Londra. L’ultimo dei top-five si chiama Vjačeslav Kim, non è parente di Vladimir ed è chiamato anche “l’Elon Musk del Kazakistan”. È fondatore della banca innovativa Kaspi, da cui passa la maggior parte dei pagamenti in Kazakistan, insieme al nipote di Nazarbaev Kajrat Satybaldy.

Quest’ultimo non è citato dalla lista di Forbes, pur essendo ritenuto uno dei più ricchi della nazione. Ex generale del Knb, i servizi di sicurezza, Satybaldy controlla molti fondi offshore in Lussemburgo, secondo le informazioni diffuse da Radio Azzatyk, che gli permettono di possedere le maggiori compagnia di telecomunicazioni del Kazakistan.

I recenti rivolgimenti sociali e politici sollevano la questione della reale consistenza del potere di Kasym-Žomart Tokaev, il presidente nominato da Nazarbaev come suo successore, e finora considerato un suo burattino. Negli ultimi giorni Tokaev ha eliminato dai ruoli dirigenziali lo stesso “elbasy” (padre della patria) e molti suoi parenti e stretti collaboratori, tanto che alcuni ipotizzano una condizione di esilio, se non addirittura di morte, dell’81enne Nazarbaev e del suo clan. Soprattutto sono state diffuse informazioni sul volo privato del 6 gennaio Almaty-Biškek-Dubai del fratello minore Bolat, uno dei principali custodi delle ricchezze della famiglia, insieme ad altre cinque persone.

L’ex presidente ha voluto tranquillizzare l’opinione pubblica con un video in cui assicura la sua lealtà a Tokaev e la sua permanenza nella capitale Nur-Sultan, ma questo non ha fermato le voci e le polemiche nei suoi confronti. Gli esperti locali assicurano che Tokaev non ha riferimenti sicuri tra gli oligarchi legati al clan del predecessore, che per 30 anni non hanno conosciuto alcuna limitazione alle loro azioni.

Il politico di opposizione Aydos Sadykov, fondatore della rivista Base, sostiene che in realtà l’attuale conflitto in Kazakistan sia un regolamento di conti interno all’élite che finora ha sostenuto Nazarbaev, con varie forze esterne a sostenere le diverse fazioni, dai russi di Putin ai cinesi, molto presenti negli affari della ricca ex repubblica sovietica dell’Asia centrale.

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