Papa: la Parola di Dio svela il suo volto e ci porta all’uomo

Due donne dal Pakistan e dalla Corea del Sud tra i laici a cui Francesco ha conferito il ministero di lettori e catechisti nella domenica della Sacra Scrittura. All’Angelus l’annuncio di una giornata di preghiera il 26 gennaio per la pace in Ucraina: “La fratellanza venga prima degli interessi di parte".


Città del Vaticano (AsiaNews) – La Parola svela il vero volto di Dio e nello stesso tempo ci porta all’uomo. Perché “la sacra Scrittura non ci è stata data per intrattenerci, per coccolarci in una spiritualità angelica, ma per uscire incontro agli altri e accostarci alle loro ferite”. È il messaggio che papa Francesco ha consegnato oggi alla Chiesa in quella che – per sua volontà nel giorno in cui la liturgia propone il brano di Vangelo della “prima predica” di Gesù nella sinagoga di Nazareth – da tre anni è diventata la domenica della Parola di Dio.

In questa ricorrenza Francesco ha presieduto nella basilica di San Pietro una Messa nel corso della quale per la prima volta ha conferito i ministeri istituiti di lettori e catechisti a 16 laici. Tra loro anche due giovani donne provenienti dall’Asia: la pakistana Sweety Iqbal e la coreana Na Young Kim. Presentando i nuovi lettori e catechisti il papa ha detto: “Sono chiamati al compito importante di servire il Vangelo di Gesù, di annunciarlo affinché la sua consolazione, la sua gioia e la sua liberazione raggiungano tutti. Questa è anche la missione di ciascuno di noi: essere annunciatori credibili, profeti della Parola nel mondo. Perciò, appassioniamoci alla Sacra Scrittura, lasciamoci scavare dentro dalla Parola, che svela la novità di Dio e porta ad amare gli altri senza stancarsi”.

Perché la Bibbia - ha spiegato Francesco nell’omelia – svela chi è davvero Dio: “Non è un padrone arroccato nei cieli ma un Padre che segue i nostri passi. Non è un freddo osservatore distaccato e impassibile, un Dio ‘matematico’. È il Dio-con-noi, che si appassiona alla nostra vita e si coinvolge fino a piangere le nostre lacrime”. La Parola di Dio “ti parla per riaccendere la speranza dentro le ceneri delle tue paure, per farti ritrovare la gioia nei labirinti delle tue tristezze, per riempire di speranza l’amarezza delle solitudini”. Nutre e rinnova la fede perché “abbatte i falsi idoli, smaschera le nostre proiezioni, distrugge le rappresentazioni troppo umane di Dio e ci riporta al suo volto vero, alla sua misericordia”.

Ma Gesù - ha ricordato il pontefice - nella sinagoga di Nazareth dice anche che “è inviato per andare incontro ai poveri”. Perché la Parola se da una parte consola, dall’altra “mette in crisi le nostre giustificazioni che fanno dipendere ciò che non va sempre da altro e dagli altri”. “Quanto dolore - ha aggiunto - sentiamo nel vedere i nostri fratelli e sorelle morire sul mare perché non li lasciano sbarcare. E questo, alcuni lo fanno in nome di Dio. La Parola di Dio ci invita a uscire allo scoperto, a non nasconderci dietro la complessità dei problemi, dietro il ‘non c’è niente da fare’, ‘è un problema loro’ o il ‘che cosa posso farci io?’, ‘lasciamoli lì’. Ci esorta ad agire, a unire il culto di Dio e la cura dell’uomo”.

Il richiamo all’oggi come tempo della Parola di Dio è stato al centro anche della parole rivolte ai fedeli dalla finestra su piazza San Pietro nella preghiera dell’Angelus. Un richiamo che vale anche per la predicazione che – ha ammonito Francesco – senza la forza di questo oggi rischia di lasciare il campo a “conferenze impeccabili, discorsi ben costruiti, che però non smuovono il cuore e così tutto resta come prima”. “Per questo – ha aggiunto - chi predica è il primo a dover sperimentare l’oggi di Gesù, così da poterlo comunicare nell’oggi degli altri”.

Il papa è poi tornato a suggerire ai fedeli di prendere in mano il Vangelo ogni giorno, in particolare durante quest’anno liturgico il Vangelo di Luca con il suo annuncio di misericordia. “Con il tempo scopriremo che quelle parole sono fatte apposta per noi, per la nostra vita. Ci aiuteranno ad accogliere ogni giornata con uno sguardo migliore, più sereno, perché, quando il Vangelo entra nell’oggi, lo riempie di Dio”.

All’Angelus Francesco ha infine annunciato per mercoledì 26 gennaio una giornata di preghiera per la pace in Ucraina di fronte alle nuove tensioni che mettono in discussione la sicurezza in Europa e nel mondo. “Faccio appello alle persone di buona volontà – ha aggiunto – perché elevino preghiere a Dio onnipotente affinché ogni azione e iniziativa politica sia al servizio della fratellanza umana più che degli interessi di parte”. Citando poi il decreto con cui venerdì ha proclamato sant’Ireneo dottore della Chiesa, Francesco l’ha additato ai fedeli come un ponte di unità tra Oriente e Occidente che ci spinge “a lavorare tutti insieme per la piena unità dei cristiani”.

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