Tra Kiev e Mosca l'equilibrismo difficile di Bennett
di Giorgio Bernardelli

Finora Israele ha mantenuto un basso profilo sulla crisi provando a tenere insieme i legami con l'Ucraina e gli interessi di un canale con Mosca in chiave anti-iraniana. Ma all'Assemblea generale dell'Onu dovrà schierarsi e l'opinione pubblica interna preme per una condanna della Russia. Mentre già 2500 ebrei ucraini hanno chiesto la cittadinanza israeliana loro garantita dalla Legge del ritorno.


Milano (AsiaNews) - Ai suoi ministri continua a chiedere di mantenere un “basso profilo” in nome degli interessi di Israele. E a Vladimir Putin ha provato anche a proporsi come mediatore (finora respinto). Ma per il premier israeliano Neftali Bennett ogni giorno che passa la posizione da tenere sull’invasione dell’Ucraina si fa sempre più complicata. Da una parte ci sono gli ebrei di origine ucraina che vivono in Israele e che protestano chiedendo una presa di posizione forte contro Mosca. E ovviamente le pressioni di Washington, che chiede solidarietà dal suo alleato di ferro in Medio Oriente. Dall’altra, però, c’è il rapporto che in nome del nuovo protagonismo russo nella regione Israele ha coltivato con Vladimir Putin nell’ultimo decennio. E che oggi - dal punto di vista della difesa israeliana - ha anche il volto del controllo di Mosca dello spazio aereo siriano, spesso e volentieri sorvolato dai caccia con la Stella di Davide nei raid aerei contro obiettivi filo-iraniani.

Per questo Israele finora ha cercato di mantenersi in equilibrio tra le due posizioni, anche con toni diversi tra le dichiarazioni del ministro degli Esteri Yair Lapid - che ha condannato l’invasione russa - e le parole molto più abbottonate di Bennett. Ma l’approdo della questione all’Assemblea generale dell’Onu porterà Israele a dover compiere comunque una scelta esplicita: dovrà decidere se votare a favore della risoluzione di condanna oppure astenersi.

Nell’opinione pubblica israeliana cresce la pressione per una condanna della Russia. L’Ucraina è un Paese che ha molti legami con Israele e in svariati campi: dalle migliaia di ingegneri ucraini che lavorano per il settore dell’hi-tech israeliano al grano importato dall’Ucraina. Persino gli ultra-ortodossi di Breslov, uno dei gruppi più significativi tra gli haredim, hanno le loro radici a Uman, non lontano da Kiev, dove in migliaia ogni anno si recano in pellegrinaggio. Il presidente ucraino Zelensky in queste ore ha cercato di fare leva su questi legami chiedendo forniture militari e mettendo sul tavolo in cambio il riconoscimento ufficiale da parte dell’Ucraina di Gerusalemme come capitale di Israele. Proposta che finora Bennett ha respinto.

Ma c’è anche un versante tutto ebraico della vicenda, dal momento che in Ucraina vive tuttora una delle più folte comunità della diaspora. Secondo i dati dell’Agenzia ebraica - l’organismo che sovrintende all’immigrazione degli ebrei di tutto il mondo in Israele - sono già circa 2500 gli ebrei ucraini che dall’inizio dell’invasione russa hanno presentato la domanda di immigrazione immediata in Israele. In Ucraina vivono ufficialmente circa 43mila ebrei, ma secondo le norme della Legge del ritorno - che garantisce il diritto all’immigrazione in Israele a chiunque abbia almeno un ebreo tra i propri nonni - sarebbero ben 200mila gli ucraini potenzialmente beneficiari della cittadinanza israeliana. L'Agenzia ebraica si sta preparando ad accoglierne nei prossimi giorni almeno 10mila.

La loro sorte oggi si sovrappone nell’opinione pubblica israeliana alla memoria delle persecuzioni del passato. L’Ucraina è il Paese di Babyj Yar, il luogo dell’immane tragedia in cui tra il 1941 e il 1943 i nazisti sterminarono circa 200mila persone, in massima parte ebrei. E in queste ore gli ebrei di Odessa si stanno dirigendo in Moldova proprio verso quella Chisinau che all’inizio del Novecento fu teatro di uno dei più gravi pogrom della storia. Ferite mai rimarginate che pesano nell’immaginario ebraico mentre sui social media circolano le immagini dell’ultimo shabbat celebrato nei sotterranei di Kiev. Sulla vicenda è intervenuto anche lo Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto a Gerusalemme, “deplorando” l’invasione russa dell’Ucraina “che avrà inevitabilmente gravi conseguenze”, ma al contempo condannando entrambe le parti per l’uso della “retorica sul nazismo”.

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