La misoginia del nuovo presidente turkmeno
di Vladimir Rozanskij

Serdar Berdymukhamedov inasprisce regole per l’abbigliamento e l’aspetto femminile. Misure ricordano quelle imposte dai talebani in Afghanistan. Multe fino a metà stipendio mensile per chi trasgredisce. Molte turkmene iniziano a sfidare i divieti.


Mosca (AsiaNews) – Destano impressione le misure di repressione della femminilità in Turkmenistan nei primi giorni della presidenza di Serdar Berdymukhamedov, che si sta guadagnando sempre più la fama di “presidente misogino”. Non che il padre Gurbanguly, oggi presidente del Senato, fosse molto più accomodante in fatto di diritti civili, ma non sembrava avercela in modo particolare con la parte femminile della popolazione, come il figlio 40enne.

Il Turkmenistan è un Paese a grande maggioranza musulmana, ma a differenza dei vicini Uzbekistan e Tagikistan non ha mai voluto adottare criteri di abbigliamento e comportamento strettamente coranici, dando la preferenza agli abiti e ai costumi tradizionali turanici. I vestiti di foggia occidentale sono sempre stati visti di malocchio, soprattutto i blue-jeans, come anche le hijab di ispirazione islamica. L’abbigliamento consigliato consiste in un vestito ricamato a mano, lungo fino alla caviglia e con le maniche lunghe, di tessuto a colori vivaci. In testa le donne devono portare la “tubetejka” decorata con fili colorati, spesso con un foulard annodato.

Ora alle donne turkmene è proibito l’uso dei cosmetici, non possono andare da sole in macchina con maschi che non siano loro parenti (e devono comunque sedere sui sedili posteriori), né fare operazioni di chirurgia plastica in nessuna parte del corpo. Ogni giorno appaiono poi nuove limitazioni, neanche fossero al governo i talebani dell’Afghanistan, che peraltro motivano le censure proprio rifacendosi alle leggi coraniche. Negli ultimi giorni decine di donne turkmene hanno perso il lavoro, o hanno dovuto pagare forti multe (tra 100 e 150 dollari, metà dello stipendio medio) per aver infranto le nuove regole, tanto che si cominciano a temere disordini e proteste senza precedenti.

È stato vietato anche l’abito “aderente” in qualsiasi forma, non si possono tingere i capelli, far crescere le unghie o le ciglia, fare tatuaggi sulla pelle o sulle palpebre, una moda che era diventata popolare tra le donne locali. La polizia è inviata in tutti i luoghi pubblici e centri commerciali per fermare le donne reprobe, soprattutto nella capitale Ašgabat, facendo togliere le mascherine di protezione dal coronavirus (che continua a non essere riconosciuto come malattia diffusa nel Paese), soprattutto per controllare se non vi sono segni di ingrandimento delle labbra.

Alcune persone hanno accettato anonimamente di parlare con i corrispondenti di Azattyk; gli autisti raccontano di essere fermati in continuazione dai vigili, e che dopo le 20.00 non si può accompagnare in macchina neanche una parente, né sui taxi né con auto private. Alle donne del resto è proibito guidare l’auto, anche se non ufficialmente; d’altra parte, tutte le nuove limitazioni hanno un carattere “esortativo”, ma vengono applicate con draconiana severità. Alle donne la patente viene concessa dopo infinite attese e procedure, e spesso viene considerata scaduta ben prima della data segnata sul documento stesso.

In molti uffici le donne devono firmare una dichiarazione in cui affermano che “se procuro vergogna alla società per cui lavoro con il mio abbigliamento o il mio comportamento, infrangendo le regole sul lavoro o al di fuori dell’ufficio, sono d’accordo sul fatto che io debba essere rimossa dall’incarico che ricopro”. Se non si firma, il licenziamento è assicurato, e comunque all’ingresso viene controllato l’aspetto esteriore, e i dirigenti possono passare a qualunque ora del giorno per assicurarsi che non ci siano infrazioni. Particolarmente sotto osservazione sono le hostess degli aerei.

Le proteste pubbliche sono assai rare in un Paese molto repressivo come il Turkmenistan, ma molti dicono che la pazienza delle donne (e dei loro compagni) sta per finire, considerando anche la crisi economica che da anni fa soffrire la popolazione. Due donne della capitale hanno rifiutato di pagare la multa, prendendo i poliziotti a male parole e pretendendo di vedere la legge che proibisce di applicare le ciglia finte: una nuova era sembra aprirsi ad Ašgabat.

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