Premier Li Keqiang: la ripresa economica non è solida

L’economia cinese fatica a riprendersi dai recenti lockdown per il Covid-19. Li annuncia più riforme e aperture. Le previsioni per il Pil nazionale sono però sotto le aspettative. Pronto un piano d’investimenti interni da quasi 74 miliardi di euro. Intanto continua la fuga di capitali stranieri dal Paese.


Pechino (AsiaNews) – L’economia cinese è in ripresa, ma i suoi fondamentali non sono “solidi”. È quanto ha dichiarato ieri il premier Li Keqiang durante un incontro con i leader di Shanghai e delle province del Guangdong, Fujian, Jiangsu e Zhejiang: i motori economici del Paese.

La Cina tenta di riprendersi dagli shock causati dai duri lockdown imposti negli ultimi mesi per contenere una recrudescenza del Covid-19. Il pericolo pandemia rimane per il Paese, mentre emergono nuovi focolai d’infezione; ad aggravare il quadro ci sono poi gli effetti della guerra in Ucraina sulle catene globali di approvvigionamento e sui prezzi delle materie prime.

Fino ad aprile Li ha avuto in larga parte un ruolo secondario, scavalcato dal presidente Xi Jinping anche sulle questioni economiche, che nel sistema di potere cinese sono di solito prerogativa del premier. Scelte discutibili prese da Xi, come quelle sulla lotta alla pandemia (politica “zero-Covid”), sul controllo delle imprese tecnologiche e sulle restrizioni ai giganti immobiliari hanno riportato Li alla ribalta, e con lui un approccio economico più in linea con il libero mercato.

Nel suo discorso ai dirigenti provinciali, Li ha sottolineato che la Cina continuerà a promuovere riforme, a migliorare l’ambiente per gli affari e ad aprirsi ai mercati internazionali. A fine maggio il governo ha approvato un pacchetto di 33 interventi economici, tra cui spiccano ulteriori tagli fiscali per 140 miliardi di yuan (20,6 miliardi di euro). Secondo quanto riporta Reuters è pronto anche un piano di investimenti infrastrutturali da 500 miliardi di yuan (73,7 miliardi di euro).

Tutto ciò potrebbe non bastare per raggiungere l’obiettivo di crescita annuale, fissato dal governo al 5,5%, e le parole di Li lo confermerebbero. Per un gruppo di economisti citati dal portale Yicai, nel secondo trimestre dell’anno l’economia cinese è cresciuta solo dello 0,9%, con una proiezione di crescita a fine anno del 4,3% – esperti sentiti da Nikkei Asia abbassano il dato al 4,1%.

La ripresa cinese è rallentata dall’aumento della disoccupazione e da deboli investimenti immobiliari. Tengono invece la spesa in infrastrutture, l’export e si prevede un leggero incremento dei consumi.

Un segnale indiretto che la situazione economica in Cina è difficile è la continua fuga di capitali all’estero. L’Institute of International Finance riporta che a giugno gli investitori stranieri si sono liberati di bond cinesi per un valore netto di 2,5 miliardi di euro: il maggior spostamento di fondi esteri dal Paese negli ultimi sette anni.