Phnom Penh: Hun Sen modifica la Costituzione per favorire la successione del figlio
di Steve Suwannarat

Le modifiche già approvate dal governo e presto al vaglio del Parlamento riguardano l'articolo 19 della Carta costituzionale. I deputati dell'Asean Parliamentarians for Human Rights si sono opposti alla proposta. La volontà del premier è di arrivare alle elezioni del 2023 senza alcun tipo di opposizione.


Phnom Penh (AsiaNews) - La proposta governativa di modificare la Costituzione nazionale sta sollevando allarme non solo all’interno del Paese, che da 37 anni è sotto il controllo semi-dittatoriale del primo ministro Hun Sen. La vittoria del suo Partito del popolo cambogiano alle elezioni locali dello scorso giugno, anticipata dalla sostanziale scomparsa di qualsiasi opposizione, ha ulteriormente rafforzato il suo impegno a conservare il potere ancora a lungo.

A preoccupare è soprattutto l’emendamento all’articolo 19 della Carta costituzionale che riguarda la nomina del capo del governo. Nella forma attuale, l’articolo indica che è l’Assemblea nazionale a eleggere un premier scelto dal partito vincitore delle elezioni. Con i cambiamenti proposti invece basterebbe la sola proposta al re di un candidato dal partito di maggioranza, evitando così il dibattito parlamentare sulle qualifiche del futuro premier. Una mossa che mira ad aprire le porte della carica al figlio di Hun Sen, Hun Manet.

Alle voci di dissenso si sono uniti anche i parlamentari dell’Asean Parliamentarians for Human Rights (Aphr), organizzazione impegnata, tra le altre cose, a monitorare la situazione della democrazia e dei diritti umani in Cambogia. Aphr e altri gruppi della società civile ritengono che il provvedimento sia “una sentenza di morte per la democrazia” destinato a privare di ogni ruolo il Parlamento cambogiano.

A indicare con chiarezza la linea dell'Aphr, è stato Kasit Piromya, già ministro degli Esteri della Thailandia e parlamentare nel suo Paese, che oggi fa parte del consiglio direttivo dell'organizzazione umanitaria: “Il governo cambogiano sostiene che i cambiamenti siano stati proposti per assicurare un governo funzionante, ma molti di essi sono in realtà pensati per cementare il potere di Hun Sen e dei suoi alleati concedendo più potere al ramo esecutivo del governo a scapito di quello legislativo". Kasit spiega che "se confermata, la mossa sarebbe solo l’ultima di Hun Sen a scapito dei processi democratici e dei diritti di milioni di cambogiani per poter arricchire ulteriormente la sua famiglia e altri che hanno beneficiato della corruzione che sotto il suo governo è diventata dilagante”.

Ulteriori cambiamenti includono la concessione al premier del potere di designare un primo ministro a interim o di aumentare da 30 a 42 il numero dei parlamentari necessari per proporre un voto di sfiducia nei confronti del primo ministro.

Con la totalità dei 125 seggi parlamentari assegnati al suo Partito del popolo cambogiano e dopo aver dissolto nel 2017, con accuse montate ad arte, l'opposizione del Partito della Salvezza nazionale della Cambogia, il passaggio in Parlamento (previsto a breve) delle modifiche già approvate dal governo rappresenta il tentativo di andare alle elezioni politiche del 2023 senza alcuna minaccia reale per Hun Sen o il suo erede designato.

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