Thailandia, "per rispetto alla Corona" si fermano le proteste contro il governo

Sono oltre 40 mila le persone che da ieri bloccano le arterie principali della capitale e chiedono le dimissioni del primo ministro, Thaksin Shinawatra. "Sono pronto a ritirarmi temporaneamente – dice lui – ma sono pronto anche a dichiarare lo stato di emergenza nazionale".


Bangkok (AsiaNews/Agenzie) – Si è fermata "per rispetto alla Corona thailandese" la protesta contro il premier Thaksin Shinawatra organizzata dai partiti dell'opposizione e dai monaci buddisti del "Dharma Army". Sono più di 40 mila le persone che da ieri stazionano nei pressi della sua abitazione a Bangkok chiedendo "le sue dimissioni immediate": fra loro, molti funzionari pubblici che protestano contro la privatizzazione delle aziende statali proposta dal Thai Rak Thai, partito al governo guidato dallo stesso Shinawatra.

"La protesta – dice Suriyasai Takasila, uno degli organizzatori – continuerà per almeno sette giorni, fino alle dimissioni del premier. Si fermerà solo questo pomeriggio, per permettere al principe di continuare il suo viaggio". I dimostranti hanno infatti bloccato tutte le arterie principali della capitale e minacciano di bloccare i funzionari pubblici che cercano di entrare negli uffici.

Da parte sua, il primo ministro ha avvertito che "il decreto di emergenza nazionale è firmato ed è in attesa solo della mia approvazione. Se le proteste diventano violente, dichiarerò lo stato di crisi". Shinawatra ha poi aggiunto di voler valutare anche la possibilità di ritirarsi temporaneamente, per non far precipitare la situazione: "Sto vagliando tutte le soluzioni - ha detto alla stampa - ma ancora non ho deciso che cosa fare. Prenderò la decisione migliore".

Dal 23 gennaio scorso, contro il capo del governo è in atto un movimento di protesta senza precedenti nato dopo la vendita da parte della sua famiglia delle quote che deteneva nella Shin Corp - colosso delle telecomunicazioni fondato da Thaksin prima di entrare in politica - alla Temasek, holding del governo di Singapore. L'opposizione lo accusa di aver utilizzato la sua posizione politica per ottenere "enormi vantaggi" da questa cessione e di aver inserito nell'affare anche quote di aziende statali, che ora cerca di privatizzare per coprirne la nuova dirigenza.

Per tentare di disinnescare la crisi, il premier, eletto la prima volta nel 2001 e rieletto trionfalmente nel 2005, ha sciolto il Parlamento il 24 febbraio e indetto per il 2 aprile elezioni legislative che l'opposizione ha deciso di boicottare.