Mosca gioca la ‘carta balcanica’ per la Crimea
di Vladimir Rozanskij

La penisola strappata all’Ucraina cerca legami più forti con Paesi ortodossi come Serbia e Bulgaria. Obiettivo: attrarre più turisti e visitatori malgrado le sanzioni occidentali. I russi guardano ad alternative per uscire dall’isolamento voluto da Usa ed Europa.


Mosca (AsiaNews) – La tv russa della Crimea ha informato della visita di una delegazione da Sebastopoli in Serbia, per partecipare a Belgrado alla conferenza internazionale “Dialogo delle culture: Russia e Balcani”. La delegazione era formata da un gruppo di bulgari di Crimea, eredi dell’antica etnia esistente già prima della formazione della Rus’ di Kiev.

Già lo scorso anno, su iniziativa del capo della Crimea Sergej Aksenov, nominato da Mosca, le autorità della penisola avevano invitato a Sebastopoli una delegazione da Sofia, con cui era stato deciso il gemellaggio tra alcune città di Crimea e Bulgaria. Il sindaco della città bulgara di Opan, Genčo Kolev, era stato nominato responsabile degli scambi, soprattutto per l’apprezzamento russo alla sua carriera nei servizi segreti del periodo post-sovietico, e la sua qualità di rappresentante del Partito socialista bulgaro, erede del Partito comunista.

Diversi osservatori, come il professor Boris Babin di Evpatorija in Crimea, ritengono che questi scambi indichino come la Russia abbia deciso di usare in Crimea la “carta balcanica”, per attrarre nella penisola turisti e visitatori dalla Bulgaria, dalla Serbia e da Paesi legati all’Unione europea. La Serbia in realtà è un Paese neutrale, che non fa parte della Ue né della Nato, anche se ha preso le distanze dalla guerra russa in Ucraina, ma rimane uno dei Paesi per tradizione più legati a Mosca, e accoglie i cittadini russi senza limitazioni.

Il politico crimeano Ivan Abažer ha guidato la visita a Belgrado presentandosi come “leader della comunità bulgara di Crimea”, invitando bulgari e serbi a visitare la regione. Egli ha partecipato come osservatore alle elezioni del presidente della Serbia, all’interno della delegazione russa. Gli scambi culturali in questa direzione sono finanziati dalla Fondazione Gorčakov, istituita dal ministero degli Esteri di Mosca, per iniziare programmi formativi del cosiddetto “dialogo balcanico”.

Dal 2020 questi incontri sono diventati annuali a vari livelli, e l’incontro di Belgrado si è svolto con la collaborazione di Russkij Dom, un’associazione culturale che ha dato vita alla “Rossotrudničestva” (Collaborazione russa) che agisce direttamente in Serbia. La televisione Krym 24 ha dedicato molti servizi a questa iniziativa, intervistando diversi personaggi pubblici serbi come Bilana Živkovič, presidente della Società delle donne ortodosse di Serbia, e Stefan Gaijč, politologo e dirigente dell’Istituto per le ricerche europee, un aperto sostenitore della guerra russa in Ucraina.

Le varie manifestazioni nell’ambito della visita dei crimeani in realtà sono state riportate con grande enfasi propagandistica sui media russi, ma hanno coinvolto pochissime persone e non sono state altrettanto commentate dai serbi, ciò che non ha impedito di sottoscrivere numerosi progetti di collaborazione ad alto livello.

È evidente il desiderio della Russia di cercare vie alternative in Europa per uscire dall’isolamento delle sanzioni, non potendo accontentarsi delle relazioni con i Paesi asiatici o africani, e la penisola balcanica è da sempre un ambito di influenza geopolitica e “spirituale” della Russia. In vari discorsi si è cercato di presentare la Crimea in parallelo con il Kosovo, come due “terre sacre” legate alle origini cristiane dei Paesi slavi.

L’Ucraina del resto non ha mai riconosciuto il referendum sull’indipendenza del Kosovo, nonostante esso si sia realizzato in condizioni assai diverse, senza armate di occupazione albanesi e con una preparazione di un anno, non in due settimane come nella Crimea del 2014. Molti di questi Paesi (Bulgaria, Grecia, Romania, Slovenia e Croazia) sono membri della Ue e della Nato, mentre Albania, Macedonia del nord, Turchia e Montenegro sono membri della Nato e candidati all’ingresso nella Ue. La Serbia è invece ai margini di queste appartenenze, e la Russia tenta in ogni modo di attrarla dalla sua parte.

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