Tensioni alle frontiere sulle risorse idriche tra Biškek e Astana
di Vladimir Rozanskij

La crisi nei rifornimenti a causa della siccità avvelena i rapporti con il Kazakistan, i cui coltivatori di barbabietola da zucchero rischiano la rovina. Astana per protesta sta bloccando le frontiere ai trasporti commerciali kirghizi. Due Paesi storicamente e culturalmente molto simili, ma dalle politiche spesso divergenti anche nei rapporti con Mosca. 


Astana (AsiaNews) - A causa della siccità in corso ormai da mesi, il Kirghizistan non è stato finora in grado di rifornire delle quantità d’acqua supplementari, secondo gli accordi vigenti, i contadini che coltivano la barbabietola da zucchero nel sud del Kazakistan. A sua volta Astana sta bloccando le frontiere ai trasporti commerciali dei kirghisi, in buona parte destinati alla Russia in modalità di aggiramento delle sanzioni internazionali. Su internet girano video molto ansiogeni dei coltivatori kazachi, che rischiano la rovina.

Non tutti i contadini accusano il Kirghizistan, anch’esso piuttosto provato dalle avversità climatiche, e molti se la prendono con le autorità regionali e quelle di Astana, che non avrebbero preso per tempo le necessarie contromisure. Il ministero dell’agricoltura di Biškek dal canto suo ha rilasciato dichiarazioni secondo cui sarebbero stati osservati tutti gli impegni nei confronti dei vicini kazachi, i cui territori di frontiera sono a valle delle acque ora in secca del Kirghizistan; non essendoci acque di riserva, i kirghisi non ritengono di avere responsabilità per la situazione. Secondo i dati del ministero, il bacino idrico di Kirov nella parte nord-occidentale della regione di Talas è attualmente al livello del 3% delle sue capacità, come confermano anche le immagini dai satelliti relative alla zona.

Molti kirghisi ritengono che il Kazakistan abbia deciso comunque di punirli, con il blocco dei valichi di frontiera “Ak-Tilek”, “Ken-Bulan” e altri, dove centinaia di mezzi sono fermi ormai da alcuni giorni. I camionisti raccontano che le guardie di frontiera kazache allungano all’infinito le verifiche dei carichi, facendo passare un massimo di 5-6 macchine al giorno, quando in media ne passano almeno 20 all’ora. Il vice-premier kazaco Erulan Žamaubaev ha comunicato ai giornalisti che il Comitato per la sicurezza (Knb) sta conducendo un’operazione di lotta al narcotraffico lungo le frontiere del Paese, senza chiarire quanto a lungo si protrarrà.

Ad aumentare ulteriormente la tensione si è aggiunta il 25 agosto la visita ad Astana del presidente tagico Emomali Rakhmon, il principale avversario del Kirghizistan nelle politiche centrasiatiche. Secondo molti osservatori, si tratterebbe di un segnale di Astana per manifestare la sua insoddisfazione nei confronti di Biškek. La situazione in effetti non è affatto nuova, e la lotta per le risorse idriche in queste zone ha portato in passato a diverse alleanze e divergenze tra questi Paesi; le cose erano un po’ migliorate dal 2016, con l’avvento al potere in Uzbekistan di Šavkat Mirziyoyev, che aveva assunto posizioni molto pacificatrici sulla questione, mentre il suo predecessore Islam Karimov era noto per il contrario, minacciando perfino conflitti armati per l’accesso alle risorse transfrontaliere.

Proprio Mirziyoyev aveva lanciato un appello ai vicini fin da aprile, a causa delle previsioni molto negative sulla fase climatica estiva, e in Uzbekistan erano state prese delle misure di economia delle riserve d’acqua, quelle che secondo i contadini kazachi avrebbe dovuto prendere anche il governo di Astana. Biškek aveva ammonito i kazachi in trattative all’inizio dell’estate, prevedendo gravi problemi di approvvigionamento idrico, e che non si sarebbe potuto andare oltre le quote minime degli accordi. Dalle autorità kazache non sono arrivate accuse formali verso i kirghisi, ma una relazione del ministero dell’ecologia di Astana aveva comunque rilevato una non corrispondenza dei livelli dichiarati dei bacini kirghisi.

Kazakistan e Kirghizistan sono due Paesi storicamente e culturalmente molto simili, ma le loro politiche sono spesso divergenti, e si ricorda il precedente conflitto nel 2017, quando il presidente uscente di Biškek, Almazbek Atambaev, si era scagliato contro Nursultan Nazarbaev, accusandolo di ingerenza nei processi elettorali in corso, chiamandolo “decrepito autocrate” e affermando che il clan al potere in Kazakistan derubava i suoi stessi cittadini. La reazione di allora fu molto simile a quella di oggi: alle frontiere si formarono subito delle code chilometriche, e i servizi kazachi dissero che stavano facendo “guerra ai contrabbandieri”. Atambaev disse sfacciatamente che “le code scompariranno appena chiuderemo i rubinetti al Kazakistan per un paio di giorni”, ma il tutto si risolse abbastanza in fretta. Ora qualcuno sospetta perfino che dietro alle “reticenze idriche” dei kirghisi ci sia la mano di Mosca, che cerca in questo modo di forzare i kazachi a collaborare di più nell’aggiramento delle sanzioni.

 

Foto: il bacino di Kirov (gov.kz)

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