West Bengala, contadini contro le requisizioni forzate del Partito Comunista
di Prakash Dubey

I contadini dei distretti più poveri dello Stato protestano contro la decisione del governo di cedere a grandi industrie i terreni da loro coltivati. "Non ci faremo ingannare, senza la terra finiremo a mendicare nelle grandi città".


Shiliguri (AsiaNews) – Il Partito comunista, al potere nello Stato orientale del West Bengala, "sta prendendo con la forza i terreni dei contadini più poveri per cederli alle grandi industrie dei capitalisti indiani", ma la loro mossa "sarà contrastata con ogni mezzo dalla popolazione, che non vuole finire a mendicare nelle strade delle grandi città".

Le prime proteste sono nate nel distretto di Hoogly, circa 1.300 acri di terreno, che dovrebbe essere acquistato per intero dalla Tata Motors, che intende stabilirvi una fabbrica di automobili. Secondo uno dei lavoratori agricoli della zona, Gopal Choudhary, quella terra – requisita ai grandi latifondisti - è stata ceduta 15 anni fa dal governo, sempre comunista, ai contadini poveri dei villaggi del distretto: "E' tristemente ironico – commenta – che lo stesso governo ora la voglia prendere, anche con la forza, alle stesse povere persone alle quali l'aveva data per cederla poi a dei capitalisti".

Sempre secondo Choudhary, tuttavia, i contadini "non cederanno tanto facilmente". "Sono già iniziate delle manifestazioni di protesta – spiega – e gli abitanti della zona si dichiarano pronti a versare il loro sangue prima di cedere la terra, unica fonte di sostentamento per loro e per le loro famiglie".

Ghansayam Barik, la cui famiglia possiede tre acri di quel terreno, spiega ad AsiaNews che solo grazie alla perseveranza ed al duro lavoro dei contadini la terra è divenuta fertile: "Siamo riusciti a scavare nel sottosuolo ed a farlo in modo graduale, per permettere un'irrigazione responsabile. La Tata Motors, invece, ha già comunicato che intende pompare 20 mila galloni d'acqua al giorno per far funzionare le sue macchine: questo prosciugherebbe le fonti del sottosuolo, rendendo aride anche le terre confinanti. Noi non lo permetteremo".

Dopo le prime proteste, Nirupam Sen – ministro statale dell'Industria – si è premurato di spiegare che "sebbene non vi siano soldi per pagare una ricompensa ai contadini dopo le requisizioni", il governo "è pronto ad assicurare una miriade di nuovi posti di lavoro appena la fabbrica sarà operativa".

Per Barik, questo è "un miraggio da cui non ci faremo abbagliare. Sappiamo bene che la Tata assumerà solo personale qualificato e non contadini che non sanno nulla di fabbricazione di vetture. La verità è che saremo costretti con la  forza a lasciare i nostri campi e ad andare a mendicare nelle grandi città".

Per i leader della protesta, la recente vittoria elettorale del Partito Comunista ha reso il governo "sicuro di essere invincibile". "Questa volta – spiegano – hanno fatto un passo di troppo e la requisizione dei terreni che stanno portando avanti dappertutto li priverà dei nostri voti. I contadini si opporranno a questo misero destino con ogni mezzo".

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