Leone XIV ha tenuto la prima udienza generale del 2026 in Aula Nervi, con 7mila fedeli. Avviate le riflessioni sui documenti del Concilio. "Cercare ancora vie e modi per attuarne le intuizioni", per "realizzare più pienamente la riforma ecclesiale". Questo pomeriggio iniziano i lavori del primo Concistoro straordinario in cui Prevost ha chiamato a Roma i cardinali.
Città del Vaticano (AsiaNews) - Si è svolta in Aula Nervi - al coperto per il maltempo su Roma - la prima udienza generale del 2026. Stamane papa Leone XIV è apparso davanti a 7mila fedeli, inaugurando un nuovo ciclo di catechesi “dedicato al Concilio Vaticano II e alla rilettura dei suoi Documenti”. Dopo la conclusione del ciclo giubilare sul tema “Gesù Cristo nostra speranza”. “Un’occasione preziosa per riscoprire la bellezza e l’importanza di questo evento ecclesiale”, ha detto papa Prevost.
Oggi, a partire dalle 16, inizieranno in Vaticano i lavori del primo Concistoro straordinario convocato da Leone XIV. Saranno due giorni - mercoledì 7 e giovedì 8 gennaio 2026 - di “preghiera”, “riflessione” e “condivisione” tra il papa e il Collegio Cardinalizio - che conta 245 porporati, 122 elettori e 123 non elettori - riunito a Roma. La Sala Stampa della Santa Sede il 20 dicembre 2025 rendeva noto, dopo l’anticipazione di novembre, che i diversi momenti “saranno orientati a favorire un discernimento comune e ad offrire sostegno e consiglio al Santo Padre nell’esercizio della Sua alta e gravosa responsabilità nel governo della Chiesa universale”.
Definito dal pontefice “stella polare del cammino della Chiesa”, il Vaticano II fu il 21esimo Concilio della Chiesa Cattolica, dal 1962 al 1965; venne convocato da Giovanni XXIII e concluso da Paolo VI. “Insieme all’anniversario del Concilio di Nicea, nel 2025 abbiamo ricordato i sessant’anni”, ha affermato il papa. Dal 1965, la “generazione di Vescovi, teologi e credenti” che lo supportò non c’è più; ma ancora risuona la “chiamata di non spegnerne la profezia e di cercare ancora vie e modi per attuarne le intuizioni”. Perciò è bene “conoscerlo nuovamente da vicino”.
A tal proposito, Leone XIV, nella catechesi letta in italiano, ha ricordato le parole di Benedetto XVI: “Con il passare degli anni i documenti non hanno perso di attualità; i loro insegnamenti si rivelano particolarmente pertinenti in rapporto alle nuove istanze della Chiesa e della presente società globalizzata”. Il Vaticano II “spianò la strada per una nuova stagione ecclesiale”, ha aggiunto. Un tempo che ha compreso la riscoperta del “volto di Dio come Padre” e della Chiesa come “sacramento di unità tra Dio e il suo popolo”. E una “importante riforma liturgica”, che pose al centro la “partecipazione attiva e consapevole di tutto il Popolo di Dio”.
Il Concilio Vaticano II “ci ha aiutati ad aprirci al mondo e a cogliere i cambiamenti e le sfide dell’epoca moderna nel dialogo e nella corresponsabilità, come una Chiesa che desidera aprire le braccia verso l’umanità, farsi eco delle speranze e delle angosce dei popoli e collaborare alla costruzione di una società più giusta e più fraterna”, ha detto Leone XIV. “La Chiesa si fa colloquio”, diceva Paolo VI in riferito alle sue conseguenze. E le vie da percorrere per la ricerca della verità sono quelle “dell’ecumenismo, del dialogo interreligioso e del dialogo con le persone di buona volontà”, ha aggiunto Prevost.
“Questo spirito, questo atteggiamento interiore, deve caratterizzare la nostra vita spirituale e l’azione pastorale della Chiesa, perché dobbiamo ancora realizzare più pienamente la riforma ecclesiale in chiave ministeriale e, dinanzi alle sfide odierne, siamo chiamati a rimanere attenti interpreti dei segni dei tempi, gioiosi annunciatori del Vangelo, coraggiosi testimoni di giustizia e di pace”.
Il papa ha rammentato le parole profetiche di Giovanni Paolo I: “Esiste come sempre il bisogno di realizzare non tanto organismi o metodi o strutture, quanto santità più profonda ed estesa”. Ma anche di Francesco: riscoprire il Concilio è “ridare il primato a Dio e a una Chiesa che sia pazza di amore per il suo Signore e per tutti gli uomini, da lui amati”. E di Paolo VI che, al termine del lavori, “affermò che era giunta l’ora della partenza, di lasciare l’assemblea conciliare per andare incontro all’umanità e portarle la buona novella del Vangelo, nella consapevolezza di aver vissuto un tempo di grazia in cui si condensavano passato, presente e futuro”.
“Anche per noi è così”, ha detto oggi Leone XIV. “Accostandoci ai Documenti del Concilio Vaticano II e riscoprendone la profezia e l’attualità, accogliamo la ricca tradizione della vita della Chiesa e, allo stesso tempo, ci interroghiamo sul presente e rinnoviamo la gioia di correre incontro al mondo per portarvi il Vangelo del regno di Dio, regno di amore, di giustizia e di pace”.