Nordcoreani in Giappone, gli unici a pagare per l'atomica di Kim Jong-il

Il governo di Tokyo ha applicato delle sanzioni unilaterali contro Pyongyang che bloccano lo scarso commercio bilaterale ed impediscono l'attracco di nave da o per la Corea del Nord. Gli unici a soffrire sono i 600mila residenti coreani in Giappone, che perdono ogni contatto con le famiglie rimaste nella penisola.


Tokyo (AsiaNews/Agenzie) – Le sanzioni unilaterali decise da Tokyo nei confronti di Pyongyang come punizione per la "provocazione atomica" del 9 ottobre scorso non hanno avuto serie ripercussioni per la maggior parte della popolazione nipponica, se si esclude la comunità di circa 600mila nordcoreani che ancora vive lì. Sono loro, infatti, a dover subire nuove umiliazioni per le scelte del regime di Pyongyang ed a rischiare di perdere ogni contatto con le famiglie rimaste nella penisola.

Le sanzioni decise dal governo giapponese sono di carattere puramente economico e le merci prodotte in Corea del Nord non hanno molto mercato nel Paese, dopo la crisi nucleare postbellica e le accuse rivolte al regime stalinista di rapire i cittadini giapponesi ed arrestarli come spie.

Il Giappone rappresenta al momento il 4,7 % dei 4 miliardi di dollari che Pyongyang guadagna dal commercio estero: per la maggior parte, il Paese importa funghi matsutake e frutti di mare.

In pratica, il governo ha deciso di fermare per 6 mesi le importazioni commerciali e di proibire l'attracco e la partenza di navi provenienti o dirette nella parte nord della penisola coreana, con cui Tokyo non ha rapporti diplomatici.

Questa seconda misura punitiva colpisce solo la comunità di cittadini nordcoreani residenti in Giappone, composta da circa 600mila persone, che perde in questo modo ogni possibilità di avere notizie dei propri familiari.

Kang Shin-suk ha 89 anni e vive in un distretto operaio della parte nord di Tokyo, il Koreatown. Grazie all'unico traghetto che univa le 2 nazioni, una o due volte l'anno poteva tornare in patria a trovare il figlio che vive lì con i suoi 8 nipoti. "La mia salute peggiora – dice – e potrei morire presto. La bomba atomica non è solo in Corea del Nord: perché tutto questo avviene però solo contro di lei?".

Un altro aspetto che ha colpito la comunità coreana in Giappone, la discriminazione e le minacce, sono dovute alla sensibilità della popolazione giapponese all'argomento nucleare: il Paese del Sol levante è l'unico ad essere stato colpito da un ordigno atomico e la minaccia messa in atto da Kim Jong-il apre delle ferite profonde.

Alcuni gruppi di destra hanno manifestato contro gli esperimenti nucleari davanti alla sede dell'Associazione dei residenti coreani (Chongryon), affiliata al regime. Inoltre, le scuole della comunità nordcoreana sono state minacciate da diverse telefonate anonime.

Queste ultime manifestazioni si aggiungono ad una lunga lista di discriminazioni che i coreani subiscono sin dall'invasione della loro penisola ad opera delle truppe imperiali di Tokyo, nel 1910: l'occupazione, terminata dopo la sconfitta giapponese nel 1945, ha lasciato un sospetto reciproco molto forte fra i 2 popoli.

Al termine della II Guerra mondiale, vi erano circa 2 milioni di coreani in Giappone: molti di loro lavoravano nelle miniere o nelle fabbriche giapponesi. Alla fine del 2005, secondo i dati dell'Ufficio immigrazione, il numero è sceso a quasi 600mila, che si trovano ora bloccati in un Paese che non li vuole.

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